domenica, novembre 21, 2010
domenica, novembre 07, 2010
martedì, novembre 02, 2010
giovedì, ottobre 14, 2010
lunedì, ottobre 11, 2010
domenica, ottobre 10, 2010
giovedì, ottobre 07, 2010
lunedì, ottobre 04, 2010
È come un treno, però senza destinazione, e capace solo di andare avanti.
Nel viaggio, tante stazioni. Alcune lontane, altre vicinissime. Alcune in pianura, facili da raggiungere, e altre in montagna, sotto la neve o nella bufera. Alcune carine, altre di quelle che non ti fermeresti neanche un secondo. E poche, pochissime, sono quelle che non lasceresti mai. Ma devi.
Nel convoglio ci sono diverse carrozze. E su quelle carrozze c'è o ci è passata tutta la gente che conosco. In fondo il vagone "lavoro"', poi quello "conoscenti", e subito dopo i "parenti". Più avanti, più piccolo, quello degli "amici". Capita spesso che le persone si trasferiscano da un vagone all'altro. Di solito c'è più movimento nel fondo, c'è molto meno controllo. Attaccato alla locomotiva ce n'è uno minuscolo, con mamma, papà e Davide.
Io sto alla guida, a spalare carbone per la caldaia.
Accanto a me, adesso c'è un posto vuoto.
È quello dell'altro macchinista. È un posto importante, certamente. Un posto dedicato a chi aveva deciso di comune accordo di saltare sullo stesso binario, con la propria locomotiva, i propri vagoni, i propri passeggeri; e unire il tutto, per vedere di raggiungere mete comuni, migliorare il percorso e sforzarsi di meno. O più semplicemente aiutarsi, tenerle in corsa quelle due locomotive, lucidarle per bene. Amarsi.
È un guaio, non puoi pensare che qualsiasi locomotiva possa andare bene. C'è quella più veloce, quella più bella, quella sgangherata, quella che non riesce a tenere il passo... Non è che dalla mattina alla sera ti ritrovi il modello compatibile con la tua. Quando e se ti capita ringrazi il cielo. Ogni tanto sferragliano, gli dai pressione, calore, e si risistemano.
Anche se non ti aspetti che al primo strattone si scassi il gancio, in verità.
Continuo a spalare carbone.
martedì, settembre 28, 2010
lunedì, settembre 27, 2010
domenica, settembre 26, 2010
venerdì, settembre 24, 2010
giovedì, settembre 23, 2010
Don Chisciotte
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c'era il mondo
coi suoi giganti assurdi e abietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.
Lo so
quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c'è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.
Hai ragione tu, Dulcinea
è la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella.
Nazim Hikmet
lunedì, settembre 20, 2010
domenica, settembre 19, 2010
La vita è troppo breve per avere dei nemici
Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po' più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e grazie all'esperienza.
Puoi volare molto in alto.
Non si tratta solo di tonicità o forza muscolare.
Si tratta della potenza fisica che ricavi parlando al tuo corpo e alla tua mente.
E lo si impara solo facendolo, credo.
C'è qualcosa di speciale nel concentrarsi su sé stessi, nel conoscere i propri limiti, capire la natura della propria forza, quali sono le proprie capacità, per cercare di arrivare ad essere una persona meno spigolosa.
La cosa più importante è essere te stesso, senza permettere a nessuno di ostacolarti, senza essere diverso perché qualcuno vuole che tu sia diverso.
Devi essere te stesso.
Molte volte farai degli errori a causa della tua personalità, del carattere o delle interferenze che puoi trovare lungo il tuo cammino.
Solo così puoi imparare: dai tuoi errori.
E' questa la cosa principale: utilizzare gli errori per imparare.
Io credo nell'abilità di concentrarsi profondamente, in modo da rendere e progredire ancora di più.
Una volta che hai vinto, devi andare avanti fino alla fine.
Perché ti impegni ad un livello tale per il quale non esistono compromessi.
Devi dare tutto ciò che hai. Tutto, assolutamente tutto.
E qualche volta trovi un po' di più perché se cerchi di più, trovi di più, se vuoi stare in testa, se vuoi vincere.
Quando si è sotto pressione, in un campionato o in una gara particolare, colui che sa combinare aggressività e calcolo otterrà il miglior risultato.
E si ha bisogno di una mente lucida per capire quando è il momento giusto per essere aggressivi e quando bisogna fare dei calcoli.
Per vincere un mondiale bisogna combinare questi due elementi, nelle dosi giuste, al momento giusto.
Siamo fatti di emozioni, tutti quanti fondamentalmente cerchiamo emozioni. La questione sta nel trovare il modo di affrontarle. Ci sono molti modi di affrontare le emozioni.
Per esempio, noi che facciamo i piloti abbiamo a che fare con qualcosa di diverso. E' perché noi siamo sempre esposti al pericolo: il pericolo di farsi male, il pericolo di morire.
Se ho fatto le cose che ho fatto è perché ho avuto, nella vita, una grande possibilità.
Crescere nel modo giusto, vivere bene, godere di una buona salute, imparare molto. E sono stato aiutato, nei momenti giusti, ad andare nella giusta direzione.
Ayrton Senna
sabato, settembre 18, 2010
mercoledì, settembre 15, 2010
Vaffanculo a quegli incapaci che invece di agire continuano a piangersi addosso a vita senza cambiare una virgola
Vaffanculo a tutti gli imbroglioni e alle teste di cazzo che la nostra vita la rovinano ogni santo giorno
Vaffanculo a chi parla di rispetto e del rispetto, invece, non ha proprio la concezione
Vaffanculo a chi finge, a volte così tanto spudoratamente, e spesso a se stesso
Vaffanculo a chi non ha neanche idea di cosa voglia dire impegnarsi anima e corpo, nè al lavoro, nè nei rapporti personali
E vaffanculo agli orgogliosi, che fanno tanto i duri e dentro sono più fragili della porcellana, ma dirlo gli costa
Ci muoiono popoli interi per l'orgoglio
martedì, settembre 14, 2010
A piangere c’è il rischio di essere chiamati sentimentali;
A stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere;
A mostrare i propri sentimenti c’è il rischio di mostrare il vostro vero io;
A esporre le vostre idee e i vostri sogni c’è il rischio d’essere chiamati ingenui;
Ad amare c’è il rischio di non essere corrisposti;
A vivere c’è il rischio di morire;
A sperare c’è il rischio della disperazione e
A tentare c’è il rischio del fallimento.
Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla.
La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. Incatenata alle sue certezze, è schiava. Ha rinunciato alla libertà.
Solo la persona che rischia è veramente libera.
Leo Buscaglia
lunedì, settembre 06, 2010
Quante volte si muore?
Si dice che nel preciso istante della morte, tutti perdiamo 21 grammi di peso, nessuno escluso.
Quanto va perduto?
Quando li perdiamo quei 21 grammi?
Quanto se ne va con loro?
Quanto si guadagna?
Quanto si guadagna?
Ventuno grammi.
Quanto valgono, 21 grammi?
domenica, settembre 05, 2010
giovedì, settembre 02, 2010
Distacco.
Per colmare un vuoto devi inserire ciò che l'ha causato.
mercoledì, settembre 01, 2010
Dieci son le cose che vorrei chiarire
gli scontrini dei negozi che vorrei conservare
le cassette noleggiate che dovrei restituire
non ammucchiare
nove i buoni pasto ancora da sfruttare
in tavole calde apparecchiate male a mangiare per ore
schifezze e dolore
otto sono i giorni da buttare
a marcire in una stanza e pregare in tuo nome
solo nel mio terrore
sette le chiamate perse sul tuo cellulare
il mio nome in pochi pixel che non vuoi più vedere
e ti sembra normale
sei sono gli accordi di questa canzone
come le corde della mia chitarra che non vuol più suonare
ma dovrei continuare
cinque i piani immaginari che volevo realizzare
sulle nostre vite i tuoi discorsi che sono andati a male
me lo dovevo aspettare
quattro gli assi nella manica del baro
i punti di sutura da applicare e credimi deve far male
ma il dolore è nel cuore
tre sono i delitti che commetterei
come scheletri nel tuo armadio che io non aprirei
mai
due sono le nostre foto un po' sbiadite
le nostre anime siamesi divise dall'ossessione
di una vita normale
zero son le cose che mi restano da dire
martedì, agosto 31, 2010
domenica, agosto 29, 2010
venerdì, agosto 27, 2010
che il tuo viaggio sia lungo
ricco di avventure e di conoscenza.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
né il furioso Poseidone;
durante il cammino non li incontrerai
se il pensiero sarà elevato, se l'emozione
non abbandonerà mai il tuo corpo e il tuo spirito.
I Lestrigoni e i Ciclopi e il furioso Poseidone
non saranno sul tuo cammino
se non li porterai con te nell'anima,
se la tua anima non li porrà davanti ai tuoi passi.
Spero che la tua strada sia lunga.
Che siano molte le mattine d'estate,
che il piacere di vedere i primi porti
ti arrechi una gioia mai provata.
Cerca di visitare gli empori della Fenicia
e raccogli ciò che v'è di meglio.
Vai alle città dell'Egitto,
apprendi da un popolo che ha tanto da insegnare.
Non perdere di vista Itaca,
poiché giungervi è il tuo destino.
Ma non affrettare i tuoi passi;
è meglio che il viaggio duri molti anni
e la tua nave getti l'ancora sull'isola
quando ti sarai arricchito
di ciò che hai conosciuto nel cammino.
Non aspettarti che Itaca ti dia altre ricchezze.
Itaca ti ha già dato un bel viaggio;
senza Itaca, tu non saresti mai partito.
Essa ti ha già dato tutto, e null'altro può darti.
Se, infine, troverai che Itaca è povera,
non pensare che ti abbia ingannato.
Perché sei divenuto saggio, hai vissuto una vita intensa,
e questo è il significato di Itaca.
(Kostandinos Kavafis [1863-1933])
giovedì, agosto 26, 2010
Satana si presenta proprio quando meno te lo aspetti.
Tommy era fuori, di guardia, ma non fece in tempo ad accorgersi del bagliore dei razzi prima di avvisare gli altri.
Le mura tremarono, gracili come rami secchi.
Sembrava che l'intero edificio stesse per venire giù, era questione di attimi e prima o poi quel mostro di cemento li avrebbe inghiottiti.
Le emozioni deflagravano nell'anima. Era guerra fuori e dentro.
"Voglio tornare a casa voglio baciarla ancora assaporare le sue labbra e dirle che l'amo dirle che la adoro con tutto me stesso"
La rampa delle scale esterne cedette con un tonfo sordo.
Bisognava sbrigarsi. Prendere zaini e buttarsi giù, via dall'ingresso ovest.
"Voglio tornare da lei farle vedere come sia diversa la guerra quella vera."
I calcinacci iniziavano a fare danni.
Il sergente ringraziò il padreterno per avergli dato cinque centimetri in meno di altezza.
Un altro poco così, e sarebbe stato fottuto.
Cibo per topi.
"Non litighiamo più Johanne amiamoci voglio un figlio voglio una famiglia"
"CHE CAZZO STATE FACENDO LÌ IMPALATI? MUOVETE IL CULO, FUORI DA QUESTO BUCO!"
Un altro sibilo.
"Dio ti prego fa' che possa tornare a casa da lei con tutte e quattro le zampe al loro posto"
Un'altra esplosione.
"Non voglio morire non voglio morire non voglio"
Tommy cadde, battendo forte la testa.
Era tutto bianco avanti a lui.
Notava chiaramente qualcuno che gli parlava, ma lui non capiva. Non sentiva. Non riusciva.
Un fischio lo torturava.
Perse conoscenza.
martedì, agosto 24, 2010
martedì, agosto 17, 2010
sabato, agosto 14, 2010
mercoledì, agosto 11, 2010
martedì, agosto 10, 2010
mercoledì, agosto 04, 2010
martedì, agosto 03, 2010
lunedì, agosto 02, 2010
lunedì, luglio 26, 2010
domenica, luglio 25, 2010
sabato, luglio 24, 2010
giovedì, luglio 22, 2010
martedì, luglio 20, 2010
domenica, luglio 11, 2010
sabato, luglio 03, 2010
lunedì, giugno 28, 2010
mercoledì, giugno 23, 2010
sabato, giugno 19, 2010
venerdì, giugno 04, 2010
Morte cerebrale
Per sbaglio.
Ero per strada e c'eri tu, lì, dall'altro lato.
Confuso nella folla ho fatto attenzione a nascondermi per evitare qualsiasi reazione.
E come l'altra volta ti ho riconosciuta da un gesto comunissimo ma tuo personalissimo ed unico al tempo stesso.
La mano che, a partire dalla fronte, scorre tra i capelli per dargli ordine, pettinarli, rimetterli a posto.
Un gesto che riconosco fra mille.
Cuore in gola. Voglia di avvicinarmi, voglia di stringerti e dirti che ti amo.
Poi mi sveglio. Era un altro sogno.
martedì, maggio 11, 2010
sabato, maggio 08, 2010
mercoledì, maggio 05, 2010
domenica, maggio 02, 2010
Visioni // self consciousness
martedì, aprile 13, 2010
mercoledì, aprile 07, 2010
begin it now
sabato, febbraio 20, 2010
lunedì, gennaio 11, 2010
NO U TURN
lunedì, ottobre 26, 2009
martedì, ottobre 13, 2009
cold ice
lunedì, luglio 20, 2009
domenica, giugno 14, 2009
La Terra dei Fuochi e le speranze vane.
Tutti temono, nessuno fa nulla.
Come quelli che Berlusconi l'hanno votato.
Ho chiesto in giro, nessuno pare abbia votato a destra delle mie conoscenze, allora mi domando: come cazzo è possibile che alla provincia abbia vinto un ignorante come Cesaro? La gente cade dalle nuvole, è assopita... Intanto si continua a morire nella provincia di Napoli, 30, 40% di casi di tumore in più che nel passato; ogni giorno mi alzo con la puzza di spazzatura bruciata nel naso e maledico Gesù Cristo che gli ha dato la vita, a sti balordi.
"Abbiamo risolto il problema dei rifiuti", sì, seppellendoli sotto al tappeto magico. Ma che hanno risolto? Qui fuori ho ancora cataste di metri di lunghezza che stanno giorni prima di essere portate via. Ferrandelle è satura, oltre che illegale, staremo a breve punto a capo.
E qualcuno - tanti - preferisce la 50 euro per il voto invece che 10 anni di vita in più. BAH.
lunedì, giugno 01, 2009
Incendio Ecorec Marcianise 12 Maggio 09
In Campania ci ammazzano così.
Contro la nostra volontà.
E noi, inermi, ignari, ottusi ci lasciamo aggredire in questo modo. Poi ci meravigliamo quando scopriamo di avere un tumore, piangiamo, disperati, come se fosse successo tutto all'improvviso.
L'Italia è al macero, in una cultura che ormai non c'è più.
Questa Italia non è più la mia patria.
mercoledì, maggio 20, 2009
Mi piaci silenziosa, perché sei come assente, mi senti da lontano e la mia voce non ti tocca. Par quasi che i tuoi occhi siano volati via ed è come se un bacio ti chiudesse la bocca. Tutte le cose sono colme della mia anima e tu da loro emergi colma d'anima mia. Farfalla di sogno assomigli alla mia anima ed assomigli alla parola malinconia. Mi piaci silenziosa quando sembri distante E sembri lamentarti tubante farfalla. E mi senti da lontano e la mia voce non ti arriva: lascia che il tuo silenzio sia il mio silenzio stesso. Lascia che il tuo silenzio sia anche il mio parlarti, lucido come fiamma, semplice come anello. Tu sei come la notte, taciturna e stellata. Di stella è il tuo silenzio, così lontano e semplice. Mi piaci silenziosa perché sei come assente. Distante e dolorosa come se fossi morta. Basta allora un sorriso, una parola basta e sono lieto, lieto che questo non sia vero.
venerdì, febbraio 20, 2009
domenica, febbraio 08, 2009
sabato, febbraio 07, 2009
martedì, febbraio 03, 2009
Post numero CDL
In the deepest ocean
Why should I stay?
I'd be crazy not to follow
>>>>>>> Follow where you lead >>>>>>>
Your eyes <-> They turn me
Turn me on to phantoms
_And fall off_
_And fall off_
Everybody leaves (everybody leaves)
If they get the chance
And this is my chance
Weird fishes
giovedì, dicembre 25, 2008
lunedì, dicembre 15, 2008
Lo dicono tutti: stampa, televisione, sinistra, destra. Scrittori, attori, registi. La gente comune, i ricchi che non sanno che fare dei propri soldi ma se ne lamentano sempre, e quei pochi che ancora possiamo definire imprenditori. Le persone oneste, e quelle meno.
E intanto il Tempo, quello con la t maiuscola, passa indisturbato.
E me ne accorgo dalle piccole cose. Dal mutare lento dell'ambiente.
Oggi, per esempio, mi sono accorto di una cosa che mi ha turbato. Mia madre, che ho avanti da 26 anni a questa parte, che ogni tanto rompe quando mi chiama per ogni scemenza che le viene in mente, è venuta in stanza. Solo per i pochi istanti necessari a chiedermi una cosa e tornare in cucina. E in quegli istanti l'ho osservata con una oggettività che mi mancava da un pezzo. La ho rivista come se fossi mancato da casa da mesi, forse anni. Ho visto la stanchezza sul suo viso, con le rughe a testimoniare ogni evento trascorso.
Mi sono accorto più di ogni altra volta che il tempo se ne fotte, passa e basta.
E mi son chiesto come sarò tra venti anni.
E' dura.
giovedì, novembre 20, 2008
La legge di gravità
venerdì, ottobre 31, 2008
giovedì, ottobre 23, 2008
martedì, ottobre 21, 2008
giovedì, ottobre 16, 2008
mercoledì, ottobre 15, 2008
lunedì, ottobre 13, 2008
La corrente delle stelle
«Mentre la risoluzione formalistica della matematica, escludendone l’appartenenza al pensiero, la rende completamente adatta a esprimere proprio per questo la cosiddetta realtà naturale. È sconcertante, scrive Kant, quanto poco si possa fare con tutto quello che ci offre la matematica pura. Questo poco però, se vogliamo è già molto: è l’idealismo critico. Si può in realtà fare ancora meno. Resta confermato che tanto vi è di scienza quanto in essa vi è di matematica, ma tutto ciò suona ormai irrisione rispetto al significato che aveva in Kant»
giovedì, ottobre 02, 2008
Saviano, lettera a Gomorra
tra killer e omertà
di ROBERTO SAVIANO
I RESPONSABILI hanno dei nomi. Hanno dei volti. Hanno persino un'anima. O forse no. Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino, Pietro Vargas stanno portando avanti una strategia militare violentissima. Sono autorizzati dal boss latitante Michele Zagaria e si nascondono intorno a Lago Patria. Tra di loro si sentiranno combattenti solitari, guerrieri che cercano di farla pagare a tutti, ultimi vendicatori di una delle più sventurate e feroci terre d'Europa. Se la racconteranno così.
Ma Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino e Pietro Vargas sono vigliacchi, in realtà: assassini senza alcun tipo di abilità militare. Per ammazzare svuotano caricatori all'impazzata, per caricarsi si strafanno di cucaina e si gonfiano di Fernet Branca e vodka. Sparano a persone disarmate, colte all'improvviso o prese alle spalle. Non si sono mai confrontati con altri uomini armati. Dinnanzi a questi tremerebbero, e invece si sentono forti e sicuri uccidendo inermi, spesso anziani o ragazzi giovani. Ingannandoli e prendendoli alle spalle.
E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, "così è sempre stato e sempre sarà così"?
Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire "non faccio niente di male, sono una persona onesta" per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente?
Questo gruppo di fuoco ha ucciso soprattutto innocenti. In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d'Italia. E quindi gli inquirenti, i carabinieri e poliziotti, i quattro cronisti che seguono le vicende, restano soli. Neanche chi nel resto del paese legge un giornale, sa che questi killer usano sempre la stessa strategia: si fingono poliziotti. Hanno lampeggiante e paletta, dicono di essere della Dia o di dover fare un controllo di documenti. Ricorrono a un trucco da due soldi per ammazzare con più facilità. E vivono come bestie: tra masserie di bufale, case di periferia, garage.
Hanno ucciso sedici persone. La mattanza comincia il 2 maggio verso le sei del mattino in una masseria di bufale a Cancello Arnone. Ammazzano il padre del pentito Domenico Bidognetti, cugino ed ex fedelissimo di Cicciotto e' mezzanotte.
Umberto Bidognetti aveva 69 anni e in genere era accompagnato pure dal figlio di Mimì, che giusto quella mattina non era riuscito a tirarsi su dal letto per aiutare il nonno. Il 15 maggio uccidono a Baia Verde, frazione di Castel Volturno, il sessantacinquenne Domenico Noviello, titolare di una scuola guida. Domenico Noviello si era opposto al racket otto anni prima. Era stato sotto scorta, ma poi il ciclo di protezione era finito. Non sapeva di essere nel mirino, non se l'aspettava. Gli scaricano addosso 20 colpi mentre con la sua Panda sta andando a fare una sosta al bar prima di aprire l'autoscuola. La sua esecuzione era anche un messaggio alla Polizia che stava per celebrare la sua festa proprio a Casal di Principe, tre giorni dopo, e ancor più una chiara dichiarazione: può passare quasi un decennio ma i Casalesi non dimenticano.
Prima ancora, il 13 maggio, distruggono con un incendio la fabbrica di materassi di Pietro Russo a Santa Maria Capua Vetere. È l'unico dei loro bersagli ad avere una scorta. Perché è stato l'unico che, con Tano Grasso, tentò di organizzare un fronte contro il racket in terra casalese. Poi, il 30 maggio, a Villaricca colpiscono alla pancia Francesca Carrino, una ragazza, venticinque anni, nipote di Anna Carrino, la ex compagna di Francesco Bidognetti, pentita. Era in casa con la madre e con la nonna, ma era stata lei ad aprire la porta ai killer che si spacciavano per agenti della Dia.
Non passa nemmeno un giorno che a Casal di Principe, mentre dopo pranzo sta per andare al "Roxy bar", uccidono Michele Orsi, imprenditore dei rifiuti vicino al clan che, arrestato l'anno prima, aveva cominciato a collaborare con la magistratura svelando gli intrighi rifiuti-politica-camorra. È un omicidio eccellente che fa clamore, solleva polemiche, fa alzare la voce ai rappresentanti dello Stato. Ma non fa fermare i killer.
L'11 luglio uccidono al Lido "La Fiorente" di Varcaturo Raffaele Granata, 70 anni, gestore dello stabilimento balneare e padre del sindaco di Calvizzano. Anche lui paga per non avere anni prima ceduto alle volontà del clan. Il 4 agosto massacrano a Castel Volturno Ziber Dani e Arthur Kazani che stavano seduti ai tavoli all'aperto del "Bar Kubana" e, probabilmente, il 21 agosto Ramis Doda, venticinque anni, davanti al "Bar Freedom" di San Marcellino. Le vittime sono albanesi che arrotondavano con lo spaccio, ma avevano il permesso di soggiorno e lavoravano nei cantieri come muratori e imbianchini.
Poi il 18 agosto aprono un fuoco indiscriminato contro la villetta di Teddy Egonwman, presidente dei nigeriani in Campania, che si batte da anni contro la prostituzione delle sue connazionali, ferendo gravemente lui, sua moglie Alice e altri tre amici.
Tornano a San Marcellino il 12 settembre per uccidere Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, massacrati mentre stavano facendo manutenzione ai camion della ditta di trasporti di cui il primo era titolare. Anche lui non aveva obbedito, e chi gli era accanto è stato ucciso perché testimone.
Infine, il 18 settembre, trivellano prima Antonio Celiento, titolare di una sala giochi a Baia Verde, e un quarto d'ora dopo aprono un fuoco di 130 proiettili di pistole e kalashnikov contro gli africani riuniti dentro e davanti la sartoria "Ob Ob Exotic Fashion" di Castel Volturno. Muoiono Samuel Kwaku, 26 anni, e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni, e Eric Yeboah, 25, ghanesi, mentre viene ricoverato con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana. Solo uno o due di loro avevano forse a che fare con la droga, gli altri erano lì per caso, lavoravano duro nei cantieri o dove capitava, e pure nella sartoria.
Sedici vittime in meno di sei mesi. Qualsiasi paese democratico con una situazione del genere avrebbe vacillato. Qui da noi, nonostante tutto, neanche se n'è parlato. Neanche si era a conoscenza da Roma in su di questa scia di sangue e di questo terrorismo, che non parla arabo, che non ha stelle a cinque punte, ma comanda e domina senza contrasto.
Ammazzano chiunque si opponga. Ammazzano chiunque capiti sotto tiro, senza riguardi per nessuno. La lista dei morti potrebbe essere più lunga, molto più lunga. E per tutti questi mesi nessuno ha informato l'opinione pubblica che girava questa "paranza di fuoco". Paranza, come le barche che escono a pescare insieme in alto mare. Nessuno ne ha rivelato i nomi sino a quando non hanno fatto strage a Castel Volturno.
Ma sono sempre gli stessi, usano sempre le stesse armi, anche se cercano di modificarle per trarre in inganno la scientifica, segno che ne hanno a disposizione poche. Non entrano in contatto con le famiglie, stanno rigorosamente fra di loro. Ogni tanto qualcuno li intravede nei bar di qualche paesone, dove si fermano per riempirsi d'alcol. E da sei mesi nessuno riesce ad acciuffarli.
Castel Volturno, territorio dove è avvenuta la maggior parte dei delitti, non è un luogo qualsiasi. Non è un quartiere degradato, un ghetto per reietti e sfruttati come se ne possono trovare anche altrove, anche se ormai certe sue zone somigliano più alle hometown dell'Africa che al luogo di turismo balneare per il quale erano state costruite le sue villette. Castel Volturno è il luogo dove i Coppola edificarono la più grande cittadella abusiva del mondo, il celebre Villaggio Coppola.
863.000 metri quadrati occupati col cemento. Che abusivamente presero il posto di una delle più grandi pinete marittime del Mediterraneo. Abusivo l'ospedale, abusiva la caserma dei carabinieri, abusive le poste. Tutto abusivo. Ci andarono ad abitare le famiglie dei soldati della Nato. Quando se ne andarono, il territorio cadde nell'abbandono più totale e divenne tutto feudo di Francesco Bidognetti e al tempo stesso territorio della mafia nigeriana.
I nigeriani hanno una mafia potente con la quale ai Casalesi conveniva allearsi, il loro paese è diventato uno snodo nel traffico internazionale di cucaina e le organizzazioni nigeriane sono potentissime, capaci di investire soprattutto nei money transfer, i punti attraverso i quali tutti gli immigrati del mondo inviano i soldi a casa. Attraverso questi, i nigeriani controllano soldi e persone. Da Castel Volturno transita la coca africana diretta soprattutto in Inghilterra. Le tasse sul traffico che quindi il clan impone non sono soltanto il pizzo sullo spaccio al minuto, ma accordi di una sorta di joint venture. Ora però i nigeriani sono potenti, potentissimi. Così come lo è la mafia albanese, con la quale i Casalesi sono in affari.
E il clan si sta slabbrando, teme di non essere più riconosciuto come chi comanda per primo e per ultimo sul territorio. Ed ecco che nei vuoti si insinuano gli uomini della paranza. Uccidono dei pesci piccoli albanesi come azione dimostrativa, fanno strage di africani - e fra questi nessuno viene dalla Nigeria - colpiscono gli ultimi anelli della catena di gerarchie etniche e criminali. Muoiono ragazzi onesti, ma come sempre, in questa terra, per morire non dev'esserci una ragione. E basta poco per essere diffamati.
I ragazzi africani uccisi erano immediatamente tutti "trafficanti" come furono "camorristi" Giuseppe Rovescio e Vincenzo Natale, ammazzati a Villa Literno il 23 settembre 2003 perché erano fermi a prendere una birra vicino a Francesco Galoppo, affiliato del clan Bidognetti. Anche loro furono subito battezzati come criminali.
Non è la prima volta che si compie da quelle parti una mattanza di immigrati. Nel 1990 Augusto La Torre, boss di Mondragone, partì con i suoi fedelissimi alla volta di un bar che, pur gestito da italiani, era diventato un punto di incontro per lo spaccio degli africani. Tutto avveniva sempre lungo la statale Domitiana, a Pescopagano, pochi chilometri a nord di Castel Volturno, però già in territorio mondragonese. Uccisero sei persone, fra cui il gestore, e ne ferirono molte altre. Anche quello era stato il culmine di una serie di azioni contro gli stranieri, ma i Casalesi che pure approvavano le intimidazioni non gradirono la strage. La Torre dovette incassare critiche pesanti da parte di Francesco "Sandokan" Schiavone. Ma ora i tempi sono cambiati e permettono di lasciar esercitare una violenza indiscriminata a un gruppo di cocainomani armati.
Chiedo di nuovo alla mia terra che immagine abbia di sé. Lo chiedo anche a tutte quelle associazioni di donne e uomini che in grande silenzio qui lavorano e si impegnano. A quei pochi politici che riescono a rimanere credibili, che resistono alle tentazioni della collusione o della rinuncia a combattere il potere dei clan. A tutti coloro che fanno bene il loro lavoro, a tutti coloro che cercano di vivere onestamente, come in qualsiasi altra parte del mondo. A tutte queste persone. Che sono sempre di più, ma sono sempre più sole.
Come vi immaginate questa terra? Se è vero, come disse Danilo Dolci, che ciascuno cresce solo se è sognato, voi come ve li sognate questi luoghi? Non c'è stata mai così tanta attenzione rivolta alle vostre terre e quel che vi è avvenuto e vi avviene. Eppure non sembra cambiato molto. I due boss che comandano continuano a comandare e ad essere liberi. Antonio Iovine e Michele Zagaria. Dodici anni di latitanza. Anche di loro si sa dove sono. Il primo è a San Cipriano d'Aversa, il secondo a Casapesenna. In un territorio grande come un fazzoletto di terra, possibile che non si riesca a scovarli?
È storia antica quella dei latitanti ricercati in tutto il mondo e poi trovati proprio a casa loro. Ma è storia nuova che ormai ne abbiano parlato più e più volte giornali e tv, che politici di ogni colore abbiano promesso che li faranno arrestare. Ma intanto il tempo passa e nulla accade. E sono lì. Passeggiano, parlano, incontrano persone.
Ho visto che nella mia terra sono comparse scritte contro di me. Saviano merda. Saviano verme. E un'enorme bara con il mio nome. E poi insulti, continue denigrazioni a partire dalla più ricorrente e banale: "Quello s'è fatto i soldi". Col mio lavoro di scrittore adesso riesco a vivere e, per fortuna, pagarmi gli avvocati. E loro? Loro che comandano imperi economici e si fanno costruire ville faraoniche in paesi dove non ci sono nemmeno le strade asfaltate?
Loro che per lo smaltimento di rifiuti tossici sono riusciti in una sola operazione a incassare sino a 500 milioni di euro e hanno imbottito la nostra terra di veleni al punto tale di far lievitare fino al 24% certi tumori, e le malformazioni congenite fino all'84% per cento? Soldi veri che generano, secondo l'Osservatorio epidemiologico campano, una media di 7.172,5 morti per tumore all'anno in Campania. E ad arricchirsi sulle disgrazie di questa terra sarei io con le mie parole, o i carabinieri e i magistrati, i cronisti e tutti gli altri che con libri o film o in ogni altro modo continuano a denunciare? Com'è possibile che si crei un tale capovolgimento di prospettive? Com'è possibile che anche persone oneste si uniscano a questo coro? Pur conoscendo la mia terra, di fronte a tutto questo io rimango incredulo e sgomento e anche ferito al punto che fatico a trovare la mia voce.
Perché il dolore porta ad ammutolire, perché l'ostilità porta a non sapere a chi parlare. E allora a chi devo rivolgermi, che cosa dico? Come faccio a dire alla mia terra di smettere di essere schiacciata tra l'arroganza dei forti e la codardia dei deboli? Oggi qui in questa stanza dove sono, ospite di chi mi protegge, è il mio compleanno. Penso a tutti i compleanni passati così, da quando ho la scorta, un po' nervoso, un po' triste e soprattutto solo.
Penso che non potrò mai più passarne uno normale nella mia terra, che non potrò mai più metterci piede. Rimpiango come un malato senza speranze tutti i compleanni trascurati, snobbati perché è solo una data qualsiasi, e un altro anno ce ne sarà uno uguale. Ormai si è aperta una voragine nel tempo e nello spazio, una ferita che non potrà mai rimarginarsi. E penso pure e soprattutto a chi vive la mia stessa condizione e non ha come me il privilegio di scriverne e parlare a molti.
Penso ad altri amici sotto scorta, Raffaele, Rosaria, Lirio, Tano, penso a Carmelina, la maestra di Mondragone che aveva denunciato il killer di un camorrista e che da allora vive sotto protezione, lontana, sola. Lasciata dal fidanzato che doveva sposare, giudicata dagli amici che si sentono schiacciati dal suo coraggio e dalla loro mediocrità. Perché non c'era stata solidarietà per il suo gesto, anzi, ci sono state critiche e abbandono. Lei ha solo seguito un richiamo della sua coscienza e ha dovuto barcamenarsi con il magro stipendio che le dà lo stato.
Cos'ha fatto Carmelina, cos'hanno fatto altri come lei per avere la vita distrutta e sradicata, mentre i boss latitanti continuano a poter vivere protetti e rispettati nelle loro terre? E chiedo alla mia terra: che cosa ci rimane? Ditemelo. Galleggiare? Far finta di niente? Calpestare scale di ospedali lavate da cooperative di pulizie loro, ricevere nei serbatoi la benzina spillata da pompe di benzina loro? Vivere in case costruite da loro, bere il caffè della marca imposta da loro (ogni marca di caffè per essere venduta nei bar deve avere l'autorizzazione dei clan), cucinare nelle loro pentole (il clan Tavoletta gestiva produzione e vendita delle marche più prestigiose di pentole)?
Mangiare il loro pane, la loro mozzarella, i loro ortaggi? Votare i loro politici che riescono, come dichiarano i pentiti, ad arrivare alle più alte cariche nazionali? Lavorare nei loro centri commerciali, costruiti per creare posti di lavoro e sudditanza dovuta al posto di lavoro, ma intanto non c'è perdita, perché gran parte dei negozi sono loro? Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà? Passare il tempo nei locali gestiti o autorizzati da loro? Sedervi al bar vicino ai loro figli, i figli dei loro avvocati, dei loro colletti bianchi? E trovarli simpatici e innocenti, tutto sommato persone gradevoli, perché loro in fondo sono solo ragazzi, che colpa hanno dei loro padri.
E infatti non si tratta di stabilire colpe, ma di smettere di accettare e di subire sempre, smettere di pensare che almeno c'è ordine, che almeno c'è lavoro, e che basta non grattare, non alzare il velo, continuare ad andare avanti per la propria strada. Che basta fare questo e nella nostra terra si è già nel migliore dei mondi possibili, o magari no, ma nell'unico mondo possibile sicuramente.
Quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere? Siete davvero sicuri che vada bene così? Che le serate che passate a corteggiarvi, a ridere, a litigare, a maledire il puzzo dei rifiuti bruciati, a scambiarvi quattro chiacchiere, possano bastare? Voi volete una vita semplice, normale, fatta di piccole cose, mentre intorno a voi c'è una guerra vera, mentre chi non subisce e denuncia e parla perde ogni cosa. Come abbiamo fatto a divenire così ciechi? Così asserviti e rassegnati, così piegati? Come è possibile che solo gli ultimi degli ultimi, gli africani di Castel Volturno che subiscono lo sfruttamento e la violenza dei clan italiani e di altri africani, abbiano saputo una volta tirare fuori più rabbia che paura e rassegnazione? Non posso credere che un sud così ricco di talenti e forze possa davvero accontentarsi solo di questo.
La Calabria ha il Pil più basso d'Italia ma "Cosa Nuova", ossia la ?ndrangheta, fattura quanto e più di una intera manovra finanziaria italiana. Alitalia sarà in crisi, ma a Grazzanise, in un territorio marcio di camorra, si sta per costruire il più grande aeroporto italiano, il più vasto del Mediterraneo. Una terra condannata a far circolare enormi capitali senza avere uno straccio di sviluppo vero, e invece ha danaro, profitto, cemento che ha il sapore del saccheggio, non della crescita.
Non posso credere che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L'alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla.
Ma non avere più paura non sarebbe difficile. Basterebbe agire, ma non da soli. La paura va a braccetto con l'isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina.
"Si può edificare la felicità del mondo sulle spalle di un unico bambino maltrattato?", domanda Ivan Karamazov a suo fratello Aljosha. Ma voi non volete un mondo perfetto, volete solo una vita tranquilla e semplice, una quotidianità accettabile, il calore di una famiglia. Accontentarvi di questo pensate che vi metta al riparo da ansie e dolori. E forse ci riuscite, riuscite a trovare una dimensione in cui trovate serenità. Ma a che prezzo?
Se i vostri figli dovessero nascere malati o ammalarsi, se un'altra volta dovreste rivolgervi a un politico che in cambio di un voto vi darà un lavoro senza il quale anche i vostri piccoli sogni e progetti finirebbero nel vuoto, quando faticherete ad ottenere un mutuo per la vostra casa mentre i direttori delle stesse banche saranno sempre disponibili con chi comanda, quando vedrete tutto questo forse vi renderete conto che non c'è riparo, che non esiste nessun ambito protetto, e che l'atteggiamento che pensavate realistico e saggiamente disincantato vi ha appestato l'anima di un risentimento e rancore che toglie ogni gusto alla vostra vita.
Perché se tutto ciò è triste la cosa ancora più triste è l'abitudine. Abituarsi che non ci sia null'altro da fare che rassegnarsi, arrangiarsi o andare via. Chiedo alla mia terra se riesce ancora ad immaginare di poter scegliere. Le chiedo se è in grado di compiere almeno quel primo gesto di libertà che sta nel riuscire a pensarsi diversa, pensarsi libera. Non rassegnarsi ad accettare come un destino naturale quel che è invece opera degli uomini.
Quegli uomini possono strapparti alla tua terra e al tuo passato, portarti via la serenità, impedirti di trovare una casa, scriverti insulti sulle pareti del tuo paese, possono fare il deserto intorno a te. Ma non possono estirpare quel che resta una certezza e, per questo, rimane pure una speranza. Che non è giusto, non è per niente naturale, far sottostare un territorio al dominio della violenza e dello sfruttamento senza limiti. E che non deve andare avanti così perché così è sempre stato. Anche perché non è vero che tutto è sempre uguale, ma è sempre peggio.
Perché la devastazione cresce proporzionalmente con i loro affari, perché è irreversibile come la terra una volta per tutte appestata, perché non conosce limiti. Perché là fuori si aggirano sei killer abbrutiti e strafatti, con licenza di uccidere e non mandato, che non si fermano di fronte a nessuno. Perché sono loro l'immagine e somiglianza di ciò che regna oggi su queste terre e di quel che le attende domani, dopodomani, nel futuro. Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più.
Copyright 2008
by Roberto Saviano
Published by arrangement
of Roberto Santachiara
Literary Agency
mercoledì, ottobre 01, 2008
domenica, settembre 28, 2008
Basito, di fronte alla voragine abominevole dell'oleografia, non mi resta che dare decisi segni di resa, di rassegnazione senza ritorno. Mi spoglio di ogni resistenza, di ogni struttura gnoseologica che mi spingeva ad esaminare, studiare, capire, approfondire, e ostracizzare senza riposo tutto ciò che formasse la protocultura napolegna.
Io mi fermo, depongo le armi, ho finito le cartucce, le forze, le capacità di oppormi a quello che anzitutto è un cancro mentale, che porta a scrivere "HAI NAPOLETANI" invece che "AI NAPOLETANI", o dire in calce ad un commento "MI SCUSI MADAM LOREN". Io cedo allo sconforto, di fronte a questi scarti umani così fieri, così pieni, così soddisfatti di essere napoletani. Crollo di fronte a questa desolante unicità pseudoculturale, che rende il napoletano un'entità vagante che rende anormale la normalità. Io non trovo parole, ho smesso di trovarle perché ho voglia di smettere di cercarle ogni volta che mi imbatto in questo genere di persone senza consapevolezza, cui manca la coscienza di vivere nel fondo di un baratro che sprofonda secondo dopo secondo, irradiati da un sole pezzotto, e dalle loro fottute pizze a Mergellina, che passeggiano sul lungofognaacieloaperto soddisfatti e realizzati nello schiavizzarsi napoletani, secondo un legame carnale con una città-aborto, un nugolo di morti viventi che va incontro ad una morte che mai soddisferà abbastanza chi vuole, a ragione, vederci morti sotto un'enorme colata lavica risolutrice, unico modo di passare alla storia secondo una giustizia etno-antropologica. Per giustizia etno-antropologica nella storia, intendo l'estinzione della nostra razza napoletana. Quella che con la raccolta differenziata vuole risolvere il pobblema. Il pobblema, è la grammatica sventrata, la scuola depauperata, che poi è un non problema, perché il tutto cede di fronte alle legioni armate di chiaviche semoventi appestate che per questioni territoriali danno una mano al destino, aiutandolo a cancellarli definitivamente dalla faccia della terra e dio ti ringrazio. Questa gente mi porta al delirio perché non trovo spiegazione, riesco a malapena a focalizzare una sorta di profondo e feroce schifo, che è pur sempre troppo poco. Qualsiasi odio non sarà mai sufficiente, qualsiasi sentimento malevolo e diabolico contro chi sbandiera Via Caracciolo/cartolina/pizza/premiatadittacamorra, non sarà mai abbastanza. E me ne strafotto anche degli esercizi di retorica alla Saviano. E' un contributo mascherato da rifiuto, alla sottocultura, è uno sdegno morale d'occasione, da agenzia letteraria.
Vi prego, vi chiedo solo uno sforzo: capire la duplice natura del mio infinito schifo. Duplice origine: perché sta a voi estenderlo all'infinito, perché mai sarò in grado di esprimerlo in maniera esauriente. La seconda origine di questo disagio morale è leggere ciò che queste persone scrivono, il loro triste entusiasmo, la loro ridicola fierezza popolare, la loro inarrestabile corsa verso l'unica destinazione possibile: l'estinzione.
sabato, settembre 13, 2008
Chiedo un pizzico di pazienza per vedere questa serie di filmati:
http://www.laterradeifuochi.it
Pochi minuti di pazienza.
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Lo 'scandalo' dell'emergenza rifiuti (che non è un'emergenza) di Gennaio scorso è noto per avere sbattuto la città di Napoli sui giornali di tutto il mondo, svegliando dal sonno catartico alcuni e facendo sorridere (ahimé) altri.
Ebbene, checché se ne voglia pensare, quell''episodio' - che non è stato il primo e non sarà l'ultimo - non è che la punta di un iceberg DEVASTANTE.
I filmati contenuti nella playlist linkata in alto contengono le immagini riprese in zone bene o male a noi note, almeno per sentito dire. Alcuni ci abitano, altri ci passano o ci saranno passati almeno una volta nella vita; altri non le conoscono e non ci passeranno mai. Il mio messaggio va a tutti ugualmente, poiché a differenza di un'auto, di una casa o di una proprietà - in qualche modo sempre confinabile entro un perimetro di possesso sufficientemente concreto - l'aria che respiriamo o l'acqua che beviamo sono di TUTTI e TUTTI ne vengono a contatto. Inevitabilmente.
In un'area che parte dai Campi Flegrei, e arriva fino al casertano - passando per Giugliano, Licola, Marano, Qualiano, Quarto, Pozzuoli, Acerra, Arzano, Casalnuovo e molti altri comuni dell'hinterland napoletano - vengono sversate quotidianamente TONNELLATE di rifiuti definibili come SPECIALI e PERICOLOSI: carcasse di elettrodomestici, plastica, contenitori, imballi, COPERTONI DI QUALSIASI DIMENSIONE e persino l'ETERNIT (il vecchio AMIANTO)! Con un'azione sistematica e capillare, tali masse di pattume vengono INCENDIATE, con il conseguente rilascio nell'ambiente di POLVERI DI SOSTANZE TOSSICHE ED ALTAMENTE INQUINANTI. Dopo lo spegnersi del rogo ogni zona viene ri-utilizzata per un nuovo sverso e un altro nuovo incendio.
Le polveri tossiche che vengono a crearsi si depositano inevitabilmente su ETTARI INTERI DI CAMPI COLTIVATI, FRUTTETI ED ALLEVAMENTI, che producono ogni giorno DECINE DI TONNELLATE di prodotti che popolano le nostre tavole (sempre di TUTTI, non solo qui in Campania - l'export di mozzarella di bufala è un fenomeno mondiale, ricordatelo!). A conti fatti ciò significa che ogni giorno che passa avremo respirato o ingerito una ALTA QUANTITA' di quello schifo.
E' inutile fare il dottorucolo (che non sono) ed elencare le malattie provocate da tutto questo; piuttosto vorrei dire VERGOGNA!
VERGOGNA!
- a chi, gente del Sud, si ostina a montare paraocchi perenni e continua la sua vita come se certe condizioni ASSURDE siano normali solo perchè ci è 'abituata';
VERGOGNA!
- a chi, nel resto d'Italia, rinchiude queste notizie in un recinto di cui non sente l'appartenenza: lo SCHIFO che ci gira nei polmoni è anche loro!
VERGOGNA!
- ad una classe politica INETTA e CRIMINALE, che HA RASO AL SUOLO UN PAESE E CONTINUA INDISTURBATA A FARLO;
VERGOGNA!
- a chi POTREBBE E DOVREBBE portare tutto questo agli occhi di tutti e non lo fa - ma a che servono i giornali, la televisione, la radio? Voi che ci lavorate: non vi sentite inutili?
VERGOGNA!
- a chi, una volta letta questo messaggio (o forse neanche), chiuderà la pagina e si farà una risata. IGNORANTI!
Per una volta fate qualcosa di intelligente.
Girate questo messaggio.
Grazie,
Gianfranco.
venerdì, settembre 05, 2008
giovedì, agosto 28, 2008
venerdì, agosto 15, 2008
mercoledì, agosto 13, 2008
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping
left it's seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
still remains, within the sounds of silence
In restless dreams I walked alone,
narrow streets of cobblestone
'neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
when my eyes were stabbed by the flash of a neon light
split the night... and touched the sound of silence
And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence
Fools said I you do not know,
silence like a cancer grows,
hear my words that I might teach you
take my arms that I might reach you
but my words, like silent raindrops fell...
and echoed the will of silence
And the people bowed and prayed,
to the neon god they made
And the sign flashed out its warning
in the words that it was forming
And the sign said, "The words of the prophets
are written on the subway walls, and tenement halls
and whisper the sounds of silence.