domenica, novembre 21, 2010

"Il viaggiare e’ fatale per il pregiudizio e la ristrettezza di vedute, e molte persone hanno assoluta necessità di intraprenderlo. Una visione globale di ampio respiro di uomini e cose non può essere acquisita vegetando in un piccolo fazzoletto di terra per tutta la vita”.

Mark Twain

domenica, novembre 07, 2010

Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di vedere le cose anche dal suo punto di vista: [...] devi cercare di metterti nei suoi panni e andarci a spasso.

Gregory Peck alla figlia Mary Badham in "Il buio oltre la siepe"

martedì, novembre 02, 2010

Se i tempi non richiedono la tua parte migliore, inventa altri tempi.

Baolian, libro II

lunedì, ottobre 11, 2010

"Chi vive per tradizione etnica in un mondo
abitato da estrovertiti, i cui segreti,
i cui cedimenti sono sensuali e non sentimentali,
non può non interessarsi del rapporto,
come forma concreta di una vita vissuta
nella superficie esterna, sociale
in un senso primordiale della parola."

P. P. Pasolini
La pioggia copriva le lacrime di lei,
    rinchiusa nel suo guscio invisibile,
        fatto di silenzi e pensieri nascosti.

domenica, ottobre 10, 2010





Che giorno è?
è un giorno che mi affronta e che mi vince

Io vedo te
nel sangue, nel fiume, nel corpo

Nel fiume, nel corpo, mi perdo
e ti ottengo

Nel fiume, nel corpo, mi perdo
e ti ottengo

Che giorno è?
è un giorno che mi invita e poi mi lascia

Io vivo in te
nel sangue, nel fiume, nel corpo

Nel fiume, nel corpo, mi perdo
e ti ottengo

Nel fiume, nel corpo, mi perdo
e ti ottengo

giovedì, ottobre 07, 2010

Avoiding danger is no safer in the long run than outright exposure.

Life is either a daring adventure, or nothing.

Helen Keller

lunedì, ottobre 04, 2010

La mia vita è come un treno. Una vecchia, maestosa, sbuffante locomotiva a vapore.

È come un treno, però senza destinazione, e capace solo di andare avanti.

Nel viaggio, tante stazioni. Alcune lontane, altre vicinissime. Alcune in pianura, facili da raggiungere, e altre in montagna, sotto la neve o nella bufera. Alcune carine, altre di quelle che non ti fermeresti neanche un secondo. E poche, pochissime, sono quelle che non lasceresti mai. Ma devi.

Nel convoglio ci sono diverse carrozze. E su quelle carrozze c'è o ci è passata tutta la gente che conosco. In fondo il vagone "lavoro"', poi quello "conoscenti", e subito dopo i "parenti". Più avanti, più piccolo, quello degli "amici". Capita spesso che le persone si trasferiscano da un vagone all'altro. Di solito c'è più movimento nel fondo, c'è molto meno controllo. Attaccato alla locomotiva ce n'è uno minuscolo, con mamma, papà e Davide.

Io sto alla guida, a spalare carbone per la caldaia.

Accanto a me, adesso c'è un posto vuoto.

È quello dell'altro macchinista. È un posto importante, certamente. Un posto dedicato a chi aveva deciso di comune accordo di saltare sullo stesso binario, con la propria locomotiva, i propri vagoni, i propri passeggeri; e unire il tutto, per vedere di raggiungere mete comuni, migliorare il percorso e sforzarsi di meno. O più semplicemente aiutarsi, tenerle in corsa quelle due locomotive, lucidarle per bene. Amarsi.

È un guaio, non puoi pensare che qualsiasi locomotiva possa andare bene. C'è quella più veloce, quella più bella, quella sgangherata, quella che non riesce a tenere il passo... Non è che dalla mattina alla sera ti ritrovi il modello compatibile con la tua. Quando e se ti capita ringrazi il cielo. Ogni tanto sferragliano, gli dai pressione, calore, e si risistemano.

Anche se non ti aspetti che al primo strattone si scassi il gancio, in verità.

Continuo a spalare carbone.

martedì, settembre 28, 2010

Molte verità separate, non appena sono in numero abbastanza grande, offrono così vivamente allo spirito la loro relazione e la loro reciproca dipendenza, da sembrare che dopo essere state staccate le une dalle altre con una specie di violenza, cerchino naturalmente di riunirsi.

Bernard le Bovier de Fontenelle,
Préface sur l'utilité des mathematiques

domenica, settembre 26, 2010

- Ricordi Carmela? - mi dice, e io per quanto mi sforzi non mi ricordo di una ragazza con quel nome. Poi mi è chiaro.

[...]

Pronunciare la parola amore è imbarazzante. La lingua si ferma, come stanca di fare un percorso noto, che troppe volte è stato fatto e ormai non vuole più rifare. Come un suono troppo conosciuto. Come le cantilene che si pronunciano senza badare al significato. O come le preghiere che possiedono spesso una sacralità che perde ogni contenuto e diviene solo ritualità. C'è un momento, però, in cui una parola insalivata da troppe bocche, manovrata e slabbrata da troppe mani incaute, diventa immacolata. E non si capisce bene il motivo, non si potrebbe ripercorrere al contrario la strada per poterlo rifare. Accade e basta.

Ascoltando Maria sussurrare quel verso, mi sembrò come aver capito ogni cosa finalmente, come se mi avesse dato il più prezioso degli insegnamenti, che ero andato a cercare lontano, nel fondo dei barili di parole, nella metafisiche dei teoremi, e che invece avevo lì, semplice e risolto. Mescolando come i bussolotti nel paniere dei pensieri e degli aforismi avevo cercato risposte che non mi soddisfacevano, che non mi avevano fatto capire niente. E ora ogni volta che non ne ho cognizione, ogni volta che mi manca la definizione, ogni volta che non ne sento il senso finale, ora so bene qual è la verità dell'amore. L'unica che il petto ancora ascolta e capisce: il contrario della morte.

R. Saviano et al., "Sei fuori posto", Einaudi

venerdì, settembre 24, 2010

- Non avevo risposte perché mi facevo le domande sbagliate. Tu devi farti la domanda giusta.

- E qual'è?

- Tutto quello che hai fatto, ti ha reso la vita migliore?

[American History X]

giovedì, settembre 23, 2010

Don Chisciotte

Il cavaliere dell'eterna gioventù
seguì, verso la cinquantina,
la legge che batteva nel suo cuore.
Partì un bel mattino di luglio
per conquistare il bello, il vero, il giusto.
Davanti a lui c'era il mondo
coi suoi giganti assurdi e abietti
sotto di lui Ronzinante
triste ed eroico.

Lo so
quando si è presi da questa passione
e il cuore ha un peso rispettabile
non c'è niente da fare, Don Chisciotte,
niente da fare
è necessario battersi
contro i mulini a vento.

Hai ragione tu, Dulcinea
è la donna più bella del mondo
certo
bisognava gridarlo in faccia
ai bottegai
certo
dovevano buttartisi addosso
e coprirti di botte
ma tu sei il cavaliere invincibile degli assetati
tu continuerai a vivere come una fiamma
nel tuo pesante guscio di ferro
e Dulcinea
sarà ogni giorno più bella.

Nazim Hikmet

lunedì, settembre 20, 2010

Gli uomini viaggiano per meravigliarsi
dell'altezza delle montagne,
delle enormi onde del mare,
dei lunghi corsi dei fiumi,
dell'immensa superficie dell'oceano,
del movimento circolare delle stelle,
e passano vicino a loro stessi senza meravigliarsi

Sant'Agostino

domenica, settembre 19, 2010

La vita è troppo breve per avere dei nemici

Pensi di avere un limite, così provi a toccare questo limite.

Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po' più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e grazie all'esperienza.

Puoi volare molto in alto.

Non si tratta solo di tonicità o forza muscolare.
Si tratta della potenza fisica che ricavi parlando al tuo corpo e alla tua mente.

E lo si impara solo facendolo, credo.

C'è qualcosa di speciale nel concentrarsi su sé stessi, nel conoscere i propri limiti, capire la natura della propria forza, quali sono le proprie capacità, per cercare di arrivare ad essere una persona meno spigolosa.



La cosa più importante è essere te stesso, senza permettere a nessuno di ostacolarti, senza essere diverso perché qualcuno vuole che tu sia diverso.

Devi essere te stesso.

Molte volte farai degli errori a causa della tua personalità, del carattere o delle interferenze che puoi trovare lungo il tuo cammino.

Solo così puoi imparare: dai tuoi errori.
E' questa la cosa principale: utilizzare gli errori per imparare.

Io credo nell'abilità di concentrarsi profondamente, in modo da rendere e progredire ancora di più.



Una volta che hai vinto, devi andare avanti fino alla fine.
Perché ti impegni ad un livello tale per il quale non esistono compromessi.

Devi dare tutto ciò che hai. Tutto, assolutamente tutto.
E qualche volta trovi un po' di più perché se cerchi di più, trovi di più, se vuoi stare in testa, se vuoi vincere.

Quando si è sotto pressione, in un campionato o in una gara particolare, colui che sa combinare aggressività e calcolo otterrà il miglior risultato.

E si ha bisogno di una mente lucida per capire quando è il momento giusto per essere aggressivi e quando bisogna fare dei calcoli.

Per vincere un mondiale bisogna combinare questi due elementi, nelle dosi giuste, al momento giusto.



Siamo fatti di emozioni, tutti quanti fondamentalmente cerchiamo emozioni. La questione sta nel trovare il modo di affrontarle. Ci sono molti modi di affrontare le emozioni.

Per esempio, noi che facciamo i piloti abbiamo a che fare con qualcosa di diverso. E' perché noi siamo sempre esposti al pericolo: il pericolo di farsi male, il pericolo di morire.

Se ho fatto le cose che ho fatto è perché ho avuto, nella vita, una grande possibilità.

Crescere nel modo giusto, vivere bene, godere di una buona salute, imparare molto. E sono stato aiutato, nei momenti giusti, ad andare nella giusta direzione.


Ayrton Senna

mercoledì, settembre 15, 2010

Vaffanculo a chi mi dice cosa fare e cosa non fare solo per il piacere di dare fiato alle corde vocali

Vaffanculo a quegli incapaci che invece di agire continuano a piangersi addosso a vita senza cambiare una virgola

Vaffanculo a tutti gli imbroglioni e alle teste di cazzo che la nostra vita la rovinano ogni santo giorno

Vaffanculo a chi parla di rispetto e del rispetto, invece, non ha proprio la concezione

Vaffanculo a chi finge, a volte così tanto spudoratamente, e spesso a se stesso

Vaffanculo a chi non ha neanche idea di cosa voglia dire impegnarsi anima e corpo, nè al lavoro, nè nei rapporti personali

E vaffanculo agli orgogliosi, che fanno tanto i duri e dentro sono più fragili della porcellana, ma dirlo gli costa

Ci muoiono popoli interi per l'orgoglio

martedì, settembre 14, 2010

A ridere c’è il rischio di apparire sciocchi;
A piangere c’è il rischio di essere chiamati sentimentali;
A stabilire un contatto con un altro c’è il rischio di farsi coinvolgere;
A mostrare i propri sentimenti c’è il rischio di mostrare il vostro vero io;
A esporre le vostre idee e i vostri sogni c’è il rischio d’essere chiamati ingenui;
Ad amare c’è il rischio di non essere corrisposti;
A vivere c’è il rischio di morire;
A sperare c’è il rischio della disperazione e
A tentare c’è il rischio del fallimento.

Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla.
La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla. Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. Incatenata alle sue certezze, è schiava. Ha rinunciato alla libertà.

Solo la persona che rischia è veramente libera.

Leo Buscaglia

lunedì, settembre 06, 2010

Quante vite viviamo?

Quante volte si muore?

Si dice che nel preciso istante della morte, tutti perdiamo 21 grammi di peso, nessuno escluso.

Ma quanto c'è in 21 grammi?

Quanto va perduto?

Quando li perdiamo quei 21 grammi?

Quanto se ne va con loro?

Quanto si guadagna?

Quanto si guadagna?

Ventuno grammi.

Il peso di 5 nichelini, uno sull'altro. Il peso di un colibrì, di una barretta di cioccolato.

Quanto valgono, 21 grammi?

domenica, settembre 05, 2010

Non voglio sentirmi intelligente guardando dei cretini.

Voglio sentirmi cretino guardando persone intelligenti.

F. Battiato

giovedì, settembre 02, 2010

Distacco.



Per colmare un vuoto devi inserire ciò che l'ha causato.

Se lo riempi con altro, ancora di più spalancherà le fauci.

Non si chiude un abisso con l'aria.

E. Dickinson

mercoledì, settembre 01, 2010

Diecisuzero:

Dieci son le cose che vorrei chiarire
gli scontrini dei negozi che vorrei conservare
le cassette noleggiate che dovrei restituire
non ammucchiare

nove i buoni pasto ancora da sfruttare
in tavole calde apparecchiate male a mangiare per ore
schifezze e dolore

otto sono i giorni da buttare
a marcire in una stanza e pregare in tuo nome
solo nel mio terrore

sette le chiamate perse sul tuo cellulare
il mio nome in pochi pixel che non vuoi più vedere
e ti sembra normale

sei sono gli accordi di questa canzone
come le corde della mia chitarra che non vuol più suonare
ma dovrei continuare

cinque i piani immaginari che volevo realizzare
sulle nostre vite i tuoi discorsi che sono andati a male
me lo dovevo aspettare

quattro gli assi nella manica del baro
i punti di sutura da applicare e credimi deve far male
ma il dolore è nel cuore

tre sono i delitti che commetterei
come scheletri nel tuo armadio che io non aprirei
mai

due sono le nostre foto un po' sbiadite
le nostre anime siamesi divise dall'ossessione
di una vita normale

zero son le cose che mi restano da dire

martedì, agosto 31, 2010

Non devi avere paura di lasciare,
tanto le cose importanti nella vita non ti lasceranno mai.

"Mine vaganti", Ferzan Ozpetek

venerdì, agosto 27, 2010

Quando partirai, diretto a Itaca,
che il tuo viaggio sia lungo
ricco di avventure e di conoscenza.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
né il furioso Poseidone;
durante il cammino non li incontrerai
se il pensiero sarà elevato, se l'emozione
non abbandonerà mai il tuo corpo e il tuo spirito.
I Lestrigoni e i Ciclopi e il furioso Poseidone
non saranno sul tuo cammino
se non li porterai con te nell'anima,
se la tua anima non li porrà davanti ai tuoi passi.

Spero che la tua strada sia lunga.
Che siano molte le mattine d'estate,
che il piacere di vedere i primi porti
ti arrechi una gioia mai provata.
Cerca di visitare gli empori della Fenicia
e raccogli ciò che v'è di meglio.
Vai alle città dell'Egitto,
apprendi da un popolo che ha tanto da insegnare.

Non perdere di vista Itaca,
poiché giungervi è il tuo destino.
Ma non affrettare i tuoi passi;
è meglio che il viaggio duri molti anni
e la tua nave getti l'ancora sull'isola
quando ti sarai arricchito
di ciò che hai conosciuto nel cammino.
Non aspettarti che Itaca ti dia altre ricchezze.
Itaca ti ha già dato un bel viaggio;
senza Itaca, tu non saresti mai partito.
Essa ti ha già dato tutto, e null'altro può darti.

Se, infine, troverai che Itaca è povera,
non pensare che ti abbia ingannato.
Perché sei divenuto saggio, hai vissuto una vita intensa,
e questo è il significato di Itaca.

(Kostandinos Kavafis [1863-1933])

giovedì, agosto 26, 2010

Un boato squarciò il silenzio della notte svegliando tutti.

Satana si presenta proprio quando meno te lo aspetti.

Tommy era fuori, di guardia, ma non fece in tempo ad accorgersi del bagliore dei razzi prima di avvisare gli altri.

Le mura tremarono, gracili come rami secchi.
Sembrava che l'intero edificio stesse per venire giù, era questione di attimi e prima o poi quel mostro di cemento li avrebbe inghiottiti.

Le emozioni deflagravano nell'anima. Era guerra fuori e dentro.

"Voglio tornare a casa voglio baciarla ancora assaporare le sue labbra e dirle che l'amo dirle che la adoro con tutto me stesso"

La rampa delle scale esterne cedette con un tonfo sordo.
Bisognava sbrigarsi. Prendere zaini e buttarsi giù, via dall'ingresso ovest.

"Voglio tornare da lei farle vedere come sia diversa la guerra quella vera."

I calcinacci iniziavano a fare danni.
Il sergente ringraziò il padreterno per avergli dato cinque centimetri in meno di altezza.
Un altro poco così, e sarebbe stato fottuto.
Cibo per topi.

"Non litighiamo più Johanne amiamoci voglio un figlio voglio una famiglia"

"CHE CAZZO STATE FACENDO LÌ IMPALATI? MUOVETE IL CULO, FUORI DA QUESTO BUCO!"

Un altro sibilo.

"Dio ti prego fa' che possa tornare a casa da lei con tutte e quattro le zampe al loro posto"

Un'altra esplosione.

"Non voglio morire non voglio morire non voglio"

Tommy cadde, battendo forte la testa.

Era tutto bianco avanti a lui.

Notava chiaramente qualcuno che gli parlava, ma lui non capiva. Non sentiva. Non riusciva.

Un fischio lo torturava.

Perse conoscenza.

martedì, agosto 24, 2010

Vedo un presente granitico diventare passato nebuloso, e dal processo di sublimazione troppi conti non tornano.

martedì, agosto 17, 2010

Non ascoltare questi maldicenti / Non si va avanti con la forza ma con la forza degli argomenti / Non ascoltare questi mentecatti / Un vero uomo si dovrebbe alzare per lavare i piatti / Un vero uomo dovrebbe lavare i piatti

Caparezza

sabato, agosto 14, 2010

Un'enorme esplosione.

Pezzi ovunque, lacerazioni ingombranti di spazio e tempo.
Abissi improvvisi e distanze, vuote, da ricolmare.

Entrai nella stanza e lo trovai rannicchiato in un angolo a guardare in alto.
Aveva gli occhi persi nel vuoto, come se stesse parlando con qualcuno che in quelle quattro mura, fisicamente, non c'era per niente.

"Che fai lì, Sahid?"

Staccò lo sguardo dalla figura eterea nella sua mente e mi rispose, sereno.

"Sto pregando. Si dice così, no?"

"Beh, si, credo di avere capito. Per cosa preghi?"

"Vorrei che Dio mi lasciasse per sempre i genitori, così come sono. Proprio uguali, capisci?"

Il padre aveva perso tutte e due le gambe anni prima, per un attacco di un tank israeliano. La casa era andata giù in un lampo, quasi fosse di cartapesta. Lui ci era rimasto sotto, incastrato come un topo. Gli avevano amputato entrambi gli arti a distanza di pochi giorni. O le gambe o la morte, la scelta era obbligata.

"Mi hanno sempre dato tutto, e so che continueranno a farlo finché potranno."

La madre invece era rimasta ustionata gravemente al viso e al bacino. "La pioggia del fuoco", la chiamano. Il fosforo bianco è bastardo sul serio. Pure dopo giorni, pure dopo la pioggia, ti fotte sempre. Ti consuma la pelle, ci si attacca e non te lo levi. Vedi la carne ardere e non ci puoi fare assolutamente nulla.

"E perché stai pensando a loro? Stai tranquillo, siamo al sicuro qui."

"Non siamo al sicuro da nessuna parte. Non vedi come sono ridotti i palazzi intorno?"

"Si ma è acqua passata. Non ci pensare."

"E invece ci penso eccome. Najla non c'è più. Eppure mi avevate detto che la guerra non c'era qui. La guerra, invece, è ovunque."

Najla era la ragazzina con cui Sahid giocava da sempre. Credo si volessero bene, per quello che può essere l'amore tra due bambini cresciuti in Palestina in parchi giochi di bombe. Un carro l'aveva travolta mentre lei stava correndo verso la palla che Sahid stesso le aveva chiesto di raccogliere. Andata via, anche lei una volta per tutte. Portandosi dietro i giochi. E l'amore.

"La guerra è ovunque, in qualsiasi momento. Tutto il mondo è in guerra."

"Sahid. Siamo qui per questo, vogli..."

"No, se fossi qui per toglierla, la guerra, non porteresti quel coso in giro."

Il coso era un mitragliatore. Aveva ragione. Mi sentii un idiota.

"Sahid..."

"Cosa?"

"Ti voglio bene."

"Anche io."

Uscii dalla stanza e iniziai a pregare anch'io, a mio modo. Con un mitragliatore carico in grembo, e lacrime di vigliaccheria negli occhi. Pregavo, ma Sahid non lo sapeva.

martedì, agosto 10, 2010

n09N2 1n8b98G56f78 _NIENTE_ jkd9 0n98nDKF ASMDAISM09 afmN UIN)(N ASSN, @ASOD QMG)== DQ()) _DI_ 912 40'j=)ASdj 109 _CIO'_ 2j")04j1 2903j 90jf)=S JA90f j1209 4120AfjKAS cm=A9 vmq _CHE APPARE_ 93 n4 Fa 8ASgb X1X\1f)?Fs19aSV MSA81 2vB _E'_COME_SEMBRA_ =12S A)=as_ __= PF{ ASDF}sAF SFSfa_sX z\ASfa

mercoledì, agosto 04, 2010

martedì, agosto 03, 2010


After one year
Originally uploaded by de²
"E dopo un anno siamo ancora qui a parlar d'amore"
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$origin = rand($seed);
$buffer = fopen("/path/to/life/", "rw");

while ($content = fread($buffer)){
$lifestream .= $content;
}

print($lifestream);



lunedì, agosto 02, 2010

donna cuncè cacciate
tutt'e' ricord' a pietto
donna cuncè
alluccate pe dispietto

e si vulesse Dij
cu chesta fantasia
ghittass' tutt cos a mare

mo ca so vecchij e dormo
nun pozz chiu fa niente
so na pezza mman a gente
e teng mente

P. Daniele

lunedì, luglio 26, 2010



sai quella sensazione che provi quando sei seduto a riflettere, a pensare che devi fare qualcosa | e poi ti decidi, ti alzi e cominci a correre | corri con uno stato d'animo pieno di ansia | ti alzi e corri e basta, corri tra le piante | e io non mi sento mica stanca | ti fermi, poi cammini, poi pensi ancora | pensi se stai facendo bene | sorridi un attimo, guardi in alto: c'è il sole, il cielo azzurro, l'aria è fresca, è primavera | fai un respiro, e continui | continui a correre, stavolta pensando che fai bene | fai bene a correre.

[da una conversazione di qualche tempo fa, più o meno]

domenica, luglio 25, 2010

Nel tempo dell'inganno universale
dire la verità è un atto rivoluzionario

G. Orwell

peccato che proprio perché rivoluzionario,
probabilmente ti crederanno in pochi.

sabato, luglio 24, 2010

Io amo la semplicità
che si accompagna con l'umiltà.

Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla pelle,
sentire gli odori delle cose, catturarne l'anima.

Perché lì c'è verità, lì c'è dolcezza,
lì c'è sensibilità, lì c'è ancora amore.

A. Merini

giovedì, luglio 22, 2010

i se sono la patente dei falliti,
nella vita si diventa grandi nonostante.

M. Gramellini

martedì, luglio 20, 2010





Oh, vedo tutto attraverso sabbia rossa e deserto
Ho sete, ho sete di te che non sei qui
Stella caduta dagli occhi,
Che voli sul mio deserto
Ho sete, le nuvole mi cadono dentro,
Cerchio che ha perso il suo centro,
Perché ha smarrito ogni senso
Oh, sabbia rossa e deserto
Lunga scala d'aria che sale dal deserto
Non c'è confine tra l'occhio dentro e l'occhio fuori
Morgana
Lenta processione all'alba nel deserto
Fata Morgana ha già cambiato ogni profilo
Aspetto a parlare prima che l'illusione si sia mossa
Poi scopro il confine che dall'infinito vola dentro di me
Morgana
Ho sete significa che sono vivo
Che importa se l'ultimo o il primo
Il cuore vuol battere ancora, ancora
Oh, sabbia rossa e deserto
La sento negli occhi, in fondo ai miei occhi,
Salire dal mare passando dal cuore

domenica, luglio 11, 2010

C
mi fa piacere che le cose si sono sistemate tra voi

G
eh si, abbiamo deciso di chiarire
in generale non voglio avere più casini di questo tipo

C
come al solito direi

G
voglio stare a posto con la coscienza

C
l'orgoglio non serve a niente, se tieni ad una persona tutto passa
ricordo ancora le sere passate tutti insieme
-
ho visto le foto del tuo compleanno e mi è venuto un colpo
perchè ho visto tutti riuniti
come un anno fa

G
eppure ti assicuro
le cose sono profondamente cambiate
in generale

C
era solo apparenza quella?

G
no non lo è neanche apparenza
è anche stare bene veramente
-
solo che chi per un motivo
e chi per un altro
si perde la forza (o la voglia) di aggregare

G
cmq si cambia è vero, guarda nel giro di un anno cos'è successo,
ma il fatto che vi siete ritrovati tutti vuol dire qualcosa
tu hai invitato tutti, magari hai avuto tu la volontà di farlo
è sempre una bella cosa ritrovarsi
dopo tutti quei momenti vissuti insieme
-
purtroppo è vero le cose cambiano, ma la vita è imprevedibile

lunedì, giugno 28, 2010

Dimentica com'è / il gusto che hai di me
Dimentica così / tu non rimpiangerai

Se io fossi polvere scenderei / nei tuoi silenzi e ti direi
Soffia più forte e mi rivedrai / davanti a te

Dimentica cos'è / che parla intorno a te / e si muove

Gioiscine perché / è un glicine che sa / di viole

mercoledì, giugno 23, 2010

Vorrei potere trovare il momento per fermarmi, respirare, prendere cinque minuti di stop. Scendere da questo folle treno in corsa senza soste e tirare una boccata d'aria pulita. Riprendere il controllo dei miei pensieri, dei miei sentimenti.

E invece no. Tocca tenere tutto congelato, bloccato, in attesa.

Rimango in apnea, almeno finché ci sarà ossigeno nei miei alveoli.

sabato, giugno 19, 2010

volate Note
volate via libere nell'aria
cantatele tutto
tutti i sentimenti che conoscete
mentre io qui
muoio ancora un po'

domenica, giugno 13, 2010

venerdì, giugno 04, 2010

Morte cerebrale

Ti ho rivista oggi.

Per sbaglio.

Ero per strada e c'eri tu, lì, dall'altro lato.

Confuso nella folla ho fatto attenzione a nascondermi per evitare qualsiasi reazione.
E come l'altra volta ti ho riconosciuta da un gesto comunissimo ma tuo personalissimo ed unico al tempo stesso.

La mano che, a partire dalla fronte, scorre tra i capelli per dargli ordine, pettinarli, rimetterli a posto.

Un gesto che riconosco fra mille.

Cuore in gola. Voglia di avvicinarmi, voglia di stringerti e dirti che ti amo.

Poi mi sveglio. Era un altro sogno.

martedì, maggio 11, 2010

"RIABILITAZIONE. ecco la fregatura. quei culirotti, bocchinari di Beverly Hills. gente bene, come no, brava gente educata e UMANITARIA! le loro mogli vanno ai concerti, a sentir Mozart e Mahler, e fanno beneficenza, e fregano il fisco. e poi vengono messe nella lista delle dieci signore più eleganti dell'anno, dal 'Los Angelese Times'. e lo sai cosa cazzo ti fanno, i loro mariti? ti trattano come un cane rognoso, alla fabbrica. ti pagano meno del minimo. s'intascano la differenza. e non devono render conto a nessuno. è tutta una merdata, ma non lo vedi che merdata ch'è? ma nessuno lo vede che merdata che è?"
"io..."
"STA' ZITTA! Mahler, Beethoven, STRAVINSKIJ! ti fanno fare gli straordinari e non te li pagano. ti prendono a zampate nel culo, e se t'azzardi a dire 'na parola, quello telefona all'ispettorato per la libertà vigilata: 'spiacente, Jensen, ma glielo devo dire, il suo uomo ha rubato 25 dollari dalla cassa. e sì che l'avevamo preso a benvolere, qui.'"

charles bukowski
storie di ordinaria follia

sabato, maggio 08, 2010

Vi chiedo di essere essenzialmente umani,
ma così umani da avvicinarvi al meglio di ciò che è umano.

Ernesto Che Guevara

mercoledì, maggio 05, 2010

ciò che è stato scritto senza passione
verrà letto senza piacere

samuel johnson

domenica, maggio 02, 2010

Visioni // self consciousness

in autostrada. in una giornata torrida. sull'asfalto una lunga striscia di sangue e il corpo, spappolato, qualche decina di metri più avanti.

volare. in aria, osservare la terra come fanno le aquile, dall'alto. dall'altro lato del mondo.

memorie. flashback incondizionati, forzature dell'anima. tormenti piacevoli che durano un'eternità e lacerano la pelle.

tanica. ricolma di benzina, svuotartela addosso. sentire già la cute che reagisce irritandosi, l'odore penetra nelle narici, le attraversa, sconfina nel cervello. poi il cerino cade in un istante che dura una eternità, e diventa tutta una vampa.

pugni. nel muro. a letto. una volta, due volte, tre volte, fino a creparsi le nocche. solo per cercare di dormire senza fantasmi.

il silenzio del vuoto. l'aria che manca nei polmoni, che si contraggono. spasmi insolenti di una vita dal sapore di terra marcia, in cui non fai in tempo a seminare, ché con cura maniacale il sole - lo stesso sole che la vita la dona, brucia. altera, distrugge.

martedì, aprile 13, 2010

«Sii paziente verso tutto ciò che è irrisolto nel tuo cuore e...
cerca di amare le domande,
che sono simili a stanze chiuse a chiave
e a libri scritti in una lingua straniera.
Non cercare ora le risposte che possono esserti date
poichè non saresti capace di convivere con esse.
E il punto è vivere ogni cosa. Vivere le domande ora.
Forse ti sarà dato, senza che tu te ne accorga,
di vivere fino al lontano giorno in cui avrai la risposta.»

R. M. Rilke

mercoledì, aprile 07, 2010

begin it now

ci sono momenti
in cui credo
che l'instabilità da cui fuggo
in realtà faccia parte di me stesso

momenti
in cui quella stessa instabilità
sembra così naturale
da diventare quasi essenziale

e come un domino
ogni pezzo,
prima ben saldato al suo posto,
trema, oscilla

senza dare nuove certezze,
divertendosi solo
a provocare domande.

si fa fatica
ad avere a che fare
con qualcuno
che è come te:

non sai mai
se hai torto o ragione.

---

qualunque cosa tu possa fare,
o sognare di fare,

incominciala.

l'audacia
ha in sè
genio, potere e magia.
incominciala adesso.

johann
wolfgang
goethe

---

meraviglia

quella di scoprire
che il tuo intuito
non ti ha lasciato
neanche un momento,

neanche quando
tutto sembrava perduto.

---

non chiederti
il perché di tutto questo:

la risposta a questa domanda
non c'è.

---

non
cambiare
mai

sabato, febbraio 20, 2010




Maybe we're victims of fate

Remember when we'd celebrate

We'd drink and get high until late

And now we're all alone


lunedì, gennaio 11, 2010

NO U TURN

gianfranco-oncarfnaig

Per conoscere
me e le mie verità
io ho combattuto
fantasmi di angosce
con perdite di io.

Per distruggere
vecchie realtà
ho galleggiato
su mari di irrazionalità.

Ho dormito per non morire
buttando i miei miti di carta
su cieli di schizofrenia.

lunedì, ottobre 26, 2009

Voglia di scrivere, di volare via, di nuotare in acque calde e trasparenti.

Al ritmo di una vita nuova.

martedì, ottobre 13, 2009

cold ice

Tempo, non c'è tempo, sempre più in affanno seguo il nostro tempo
Vuoto di senso <-> Senso di vuoto
E persone, quante, tante persone
Un mare di gente nel vuoto

Mi rendo conto che il tempo passa e fa sul serio, e l'unica cosa che si possa fare è corrergli dietro, forse contro. L'età aumenta, i guai pure, il tutto si riversa su di me a livelli diversi - danni fisici, psicologici, collera e paura, stress, sindrome da traffico, ansia e stati emotivi, primordiali malesseri, pericoli imminenti e ignoti disturbi sul sesso - Qualcosa non va, qualcosa va cambiato.

E, seppure debba fare a botte per staccarmi da dosso quell'aria da piccolo ragazzino ribelle, resto fermamente convinto del mio modo di ragionare.

C'è, in tutto questo sistema, qualcosa di profondamente corrotto, ed è come se sentissi - contemporaneamente alla necessità di fuggire via, volutamente quanto prima, in qualche modo a dimostrazione di una triste rassegnazione - dicevo, è come se sentissi la forza di lottare, cambiare, aiutare a capire, ragionare, moderare, investigare, trovare soluzioni.

Rilevo qualcosa di anomalo, come se la situazione sia prossima all'esplosione (o forse all'implosione, si addice di più).

Tutto questo crollerà.

Il problema è la sensazione che dalle ceneri si rialzerà lo stesso schifo. Aiuto.

lunedì, luglio 20, 2009

Ti accorgi che il tempo passa quando torni a casa una volta alla settimana, e ritrovi i tuoi genitori con qualche ruga in più, che ti raccontano dei guai degli zii, delle energie che se ne vanno, e della stanchezza, anche mentale, che li attanaglia.

Ti accorgi del tempo che passa quando una settimana ti sfugge via e torni dalla tua ragazza contento di vederla, convinto che l'ultima volta che le hai sfiorato le labbra è stato qualche ora prima, convinto di poterla baciare di nuovo "tra poco".

Ti accorgi che il tempo passa quando torni sul tuo blog, scocciato e in preda a tremila pensieri, e il tuo ultimo vero post è di mesi fa.



Meglio accendere una candela che brancolare nell'oscurità

domenica, giugno 14, 2009

La Terra dei Fuochi e le speranze vane.

Tutti temono, nessuno fa nulla.

Come quelli che Berlusconi l'hanno votato.
Ho chiesto in giro, nessuno pare abbia votato a destra delle mie conoscenze, allora mi domando: come cazzo è possibile che alla provincia abbia vinto un ignorante come Cesaro? La gente cade dalle nuvole, è assopita... Intanto si continua a morire nella provincia di Napoli, 30, 40% di casi di tumore in più che nel passato; ogni giorno mi alzo con la puzza di spazzatura bruciata nel naso e maledico Gesù Cristo che gli ha dato la vita, a sti balordi.

"Abbiamo risolto il problema dei rifiuti", sì, seppellendoli sotto al tappeto magico. Ma che hanno risolto? Qui fuori ho ancora cataste di metri di lunghezza che stanno giorni prima di essere portate via. Ferrandelle è satura, oltre che illegale, staremo a breve punto a capo.

E qualcuno - tanti - preferisce la 50 euro per il voto invece che 10 anni di vita in più. BAH.

lunedì, giugno 01, 2009

Incendio Ecorec Marcianise 12 Maggio 09

In Campania ci ammazzano così.

Contro la nostra volontà.

E noi, inermi, ignari, ottusi ci lasciamo aggredire in questo modo. Poi ci meravigliamo quando scopriamo di avere un tumore, piangiamo, disperati, come se fosse successo tutto all'improvviso.

L'Italia è al macero, in una cultura che ormai non c'è più.

Questa Italia non è più la mia patria.

mercoledì, maggio 20, 2009

ouchy

Mi piaci silenziosa, perché sei come assente, mi senti da lontano e la mia voce non ti tocca. Par quasi che i tuoi occhi siano volati via ed è come se un bacio ti chiudesse la bocca. Tutte le cose sono colme della mia anima e tu da loro emergi colma d'anima mia. Farfalla di sogno assomigli alla mia anima ed assomigli alla parola malinconia. Mi piaci silenziosa quando sembri distante E sembri lamentarti tubante farfalla. E mi senti da lontano e la mia voce non ti arriva: lascia che il tuo silenzio sia il mio silenzio stesso. Lascia che il tuo silenzio sia anche il mio parlarti, lucido come fiamma, semplice come anello. Tu sei come la notte, taciturna e stellata. Di stella è il tuo silenzio, così lontano e semplice. Mi piaci silenziosa perché sei come assente. Distante e dolorosa come se fossi morta. Basta allora un sorriso, una parola basta e sono lieto, lieto che questo non sia vero.

venerdì, febbraio 20, 2009

Quando ti morde un lupo,
pazienza.


Quel che secca
è quando ti morde una pecora.

Arthur Bloch

martedì, febbraio 03, 2009

Post numero CDL

Illusioni Parallele B&W

In the deepest ocean


The bottom of the sea
Your eyes <-> They turn me

Why should I stay here?
Why should I stay?

I'd be crazy not to follow
>>>>>>> Follow where you lead >>>>>>>

Your eyes <-> They turn me

Turn me on to phantoms

I >>follow>> to the EDGE of the earth

_And fall off_
_And fall off_

Everybody leaves (everybody leaves)

If they get the chance

And this is my chance

I get eaten by the worms
Weird fishes

giovedì, dicembre 25, 2008

Se non potete essere una via maestra, siate un sentiero.

Se non potete essere il sole, siate una stella.

Cercate di essere sempre il meglio di qualunque cosa siete.

Martin Luther King

lunedì, dicembre 15, 2008

Sono tempi bui.

Lo dicono tutti: stampa, televisione, sinistra, destra. Scrittori, attori, registi. La gente comune, i ricchi che non sanno che fare dei propri soldi ma se ne lamentano sempre, e quei pochi che ancora possiamo definire imprenditori. Le persone oneste, e quelle meno.

E intanto il Tempo, quello con la t maiuscola, passa indisturbato.

E me ne accorgo dalle piccole cose. Dal mutare lento dell'ambiente.

Oggi, per esempio, mi sono accorto di una cosa che mi ha turbato. Mia madre, che ho avanti da 26 anni a questa parte, che ogni tanto rompe quando mi chiama per ogni scemenza che le viene in mente, è venuta in stanza. Solo per i pochi istanti necessari a chiedermi una cosa e tornare in cucina. E in quegli istanti l'ho osservata con una oggettività che mi mancava da un pezzo. La ho rivista come se fossi mancato da casa da mesi, forse anni. Ho visto la stanchezza sul suo viso, con le rughe a testimoniare ogni evento trascorso.

Mi sono accorto più di ogni altra volta che il tempo se ne fotte, passa e basta.

E mi son chiesto come sarò tra venti anni.

E' dura.

giovedì, novembre 20, 2008

venerdì, ottobre 31, 2008

Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa.

Albert Einstein
Napoli è la più nordica delle città africane.

(Vittorio Gassman)

Gli ebrei si incontrano e costruiscono palazzi, i napoletani si incontrano e si sputano in faccia.

(Pino Daniele)

Napoli è l'unica città orientale che non ha un quartiere europeo.

(Edoardo Scarfoglio)

martedì, ottobre 21, 2008

Abbiamo notato coi miei compagni che i Napoletani sono dediti alla bocca e al ventre, grandi sfottitori, bestemmiatori, rissosi e spacconi.

(Jean Jacques Bouchard, 1606-1641 - Voyage dans le Royaume de Naples)

giovedì, ottobre 16, 2008

La modernità ha fallito.
Bisogna costruire un nuovo umanesimo,
altrimenti il pianeta non si salva.


— Albert Einstein

lunedì, ottobre 13, 2008



La corrente delle stelle

«Mentre la risoluzione formalistica della matematica, escludendone l’appartenenza al pensiero, la rende completamente adatta a esprimere proprio per questo la cosiddetta realtà naturale. È sconcertante, scrive Kant, quanto poco si possa fare con tutto quello che ci offre la matematica pura. Questo poco però, se vogliamo è già molto: è l’idealismo critico. Si può in realtà fare ancora meno. Resta confermato che tanto vi è di scienza quanto in essa vi è di matematica, ma tutto ciò suona ormai irrisione rispetto al significato che aveva in Kant»

giovedì, ottobre 02, 2008

"Davvero pensate che nulla di ciò che accade dipenda dal vostro impegno?"


Saviano, lettera a Gomorra
tra killer e omertà
di ROBERTO SAVIANO


I RESPONSABILI hanno dei nomi. Hanno dei volti. Hanno persino un'anima. O forse no. Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino, Pietro Vargas stanno portando avanti una strategia militare violentissima. Sono autorizzati dal boss latitante Michele Zagaria e si nascondono intorno a Lago Patria. Tra di loro si sentiranno combattenti solitari, guerrieri che cercano di farla pagare a tutti, ultimi vendicatori di una delle più sventurate e feroci terre d'Europa. Se la racconteranno così.

Ma Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino e Pietro Vargas sono vigliacchi, in realtà: assassini senza alcun tipo di abilità militare. Per ammazzare svuotano caricatori all'impazzata, per caricarsi si strafanno di cucaina e si gonfiano di Fernet Branca e vodka. Sparano a persone disarmate, colte all'improvviso o prese alle spalle. Non si sono mai confrontati con altri uomini armati. Dinnanzi a questi tremerebbero, e invece si sentono forti e sicuri uccidendo inermi, spesso anziani o ragazzi giovani. Ingannandoli e prendendoli alle spalle.

E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, "così è sempre stato e sempre sarà così"?

Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire "non faccio niente di male, sono una persona onesta" per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente?

Questo gruppo di fuoco ha ucciso soprattutto innocenti. In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d'Italia. E quindi gli inquirenti, i carabinieri e poliziotti, i quattro cronisti che seguono le vicende, restano soli. Neanche chi nel resto del paese legge un giornale, sa che questi killer usano sempre la stessa strategia: si fingono poliziotti. Hanno lampeggiante e paletta, dicono di essere della Dia o di dover fare un controllo di documenti. Ricorrono a un trucco da due soldi per ammazzare con più facilità. E vivono come bestie: tra masserie di bufale, case di periferia, garage.

Hanno ucciso sedici persone. La mattanza comincia il 2 maggio verso le sei del mattino in una masseria di bufale a Cancello Arnone. Ammazzano il padre del pentito Domenico Bidognetti, cugino ed ex fedelissimo di Cicciotto e' mezzanotte.

Umberto Bidognetti aveva 69 anni e in genere era accompagnato pure dal figlio di Mimì, che giusto quella mattina non era riuscito a tirarsi su dal letto per aiutare il nonno. Il 15 maggio uccidono a Baia Verde, frazione di Castel Volturno, il sessantacinquenne Domenico Noviello, titolare di una scuola guida. Domenico Noviello si era opposto al racket otto anni prima. Era stato sotto scorta, ma poi il ciclo di protezione era finito. Non sapeva di essere nel mirino, non se l'aspettava. Gli scaricano addosso 20 colpi mentre con la sua Panda sta andando a fare una sosta al bar prima di aprire l'autoscuola. La sua esecuzione era anche un messaggio alla Polizia che stava per celebrare la sua festa proprio a Casal di Principe, tre giorni dopo, e ancor più una chiara dichiarazione: può passare quasi un decennio ma i Casalesi non dimenticano.

Prima ancora, il 13 maggio, distruggono con un incendio la fabbrica di materassi di Pietro Russo a Santa Maria Capua Vetere. È l'unico dei loro bersagli ad avere una scorta. Perché è stato l'unico che, con Tano Grasso, tentò di organizzare un fronte contro il racket in terra casalese. Poi, il 30 maggio, a Villaricca colpiscono alla pancia Francesca Carrino, una ragazza, venticinque anni, nipote di Anna Carrino, la ex compagna di Francesco Bidognetti, pentita. Era in casa con la madre e con la nonna, ma era stata lei ad aprire la porta ai killer che si spacciavano per agenti della Dia.

Non passa nemmeno un giorno che a Casal di Principe, mentre dopo pranzo sta per andare al "Roxy bar", uccidono Michele Orsi, imprenditore dei rifiuti vicino al clan che, arrestato l'anno prima, aveva cominciato a collaborare con la magistratura svelando gli intrighi rifiuti-politica-camorra. È un omicidio eccellente che fa clamore, solleva polemiche, fa alzare la voce ai rappresentanti dello Stato. Ma non fa fermare i killer.

L'11 luglio uccidono al Lido "La Fiorente" di Varcaturo Raffaele Granata, 70 anni, gestore dello stabilimento balneare e padre del sindaco di Calvizzano. Anche lui paga per non avere anni prima ceduto alle volontà del clan. Il 4 agosto massacrano a Castel Volturno Ziber Dani e Arthur Kazani che stavano seduti ai tavoli all'aperto del "Bar Kubana" e, probabilmente, il 21 agosto Ramis Doda, venticinque anni, davanti al "Bar Freedom" di San Marcellino. Le vittime sono albanesi che arrotondavano con lo spaccio, ma avevano il permesso di soggiorno e lavoravano nei cantieri come muratori e imbianchini.

Poi il 18 agosto aprono un fuoco indiscriminato contro la villetta di Teddy Egonwman, presidente dei nigeriani in Campania, che si batte da anni contro la prostituzione delle sue connazionali, ferendo gravemente lui, sua moglie Alice e altri tre amici.

Tornano a San Marcellino il 12 settembre per uccidere Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, massacrati mentre stavano facendo manutenzione ai camion della ditta di trasporti di cui il primo era titolare. Anche lui non aveva obbedito, e chi gli era accanto è stato ucciso perché testimone.

Infine, il 18 settembre, trivellano prima Antonio Celiento, titolare di una sala giochi a Baia Verde, e un quarto d'ora dopo aprono un fuoco di 130 proiettili di pistole e kalashnikov contro gli africani riuniti dentro e davanti la sartoria "Ob Ob Exotic Fashion" di Castel Volturno. Muoiono Samuel Kwaku, 26 anni, e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni, e Eric Yeboah, 25, ghanesi, mentre viene ricoverato con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana. Solo uno o due di loro avevano forse a che fare con la droga, gli altri erano lì per caso, lavoravano duro nei cantieri o dove capitava, e pure nella sartoria.

Sedici vittime in meno di sei mesi. Qualsiasi paese democratico con una situazione del genere avrebbe vacillato. Qui da noi, nonostante tutto, neanche se n'è parlato. Neanche si era a conoscenza da Roma in su di questa scia di sangue e di questo terrorismo, che non parla arabo, che non ha stelle a cinque punte, ma comanda e domina senza contrasto.

Ammazzano chiunque si opponga. Ammazzano chiunque capiti sotto tiro, senza riguardi per nessuno. La lista dei morti potrebbe essere più lunga, molto più lunga. E per tutti questi mesi nessuno ha informato l'opinione pubblica che girava questa "paranza di fuoco". Paranza, come le barche che escono a pescare insieme in alto mare. Nessuno ne ha rivelato i nomi sino a quando non hanno fatto strage a Castel Volturno.

Ma sono sempre gli stessi, usano sempre le stesse armi, anche se cercano di modificarle per trarre in inganno la scientifica, segno che ne hanno a disposizione poche. Non entrano in contatto con le famiglie, stanno rigorosamente fra di loro. Ogni tanto qualcuno li intravede nei bar di qualche paesone, dove si fermano per riempirsi d'alcol. E da sei mesi nessuno riesce ad acciuffarli.

Castel Volturno, territorio dove è avvenuta la maggior parte dei delitti, non è un luogo qualsiasi. Non è un quartiere degradato, un ghetto per reietti e sfruttati come se ne possono trovare anche altrove, anche se ormai certe sue zone somigliano più alle hometown dell'Africa che al luogo di turismo balneare per il quale erano state costruite le sue villette. Castel Volturno è il luogo dove i Coppola edificarono la più grande cittadella abusiva del mondo, il celebre Villaggio Coppola.

863.000 metri quadrati occupati col cemento. Che abusivamente presero il posto di una delle più grandi pinete marittime del Mediterraneo. Abusivo l'ospedale, abusiva la caserma dei carabinieri, abusive le poste. Tutto abusivo. Ci andarono ad abitare le famiglie dei soldati della Nato. Quando se ne andarono, il territorio cadde nell'abbandono più totale e divenne tutto feudo di Francesco Bidognetti
e al tempo stesso territorio della mafia nigeriana.

I nigeriani hanno una mafia potente con la quale ai Casalesi conveniva allearsi, il loro paese è diventato uno snodo nel traffico internazionale di cucaina e le organizzazioni nigeriane sono potentissime, capaci di investire soprattutto nei money transfer, i punti attraverso i quali tutti gli immigrati del mondo inviano i soldi a casa. Attraverso questi, i nigeriani controllano soldi e persone. Da Castel Volturno transita la coca africana diretta soprattutto in Inghilterra. Le tasse sul traffico che quindi il clan impone non sono soltanto il pizzo sullo spaccio al minuto, ma accordi di una sorta di joint venture. Ora però i nigeriani sono potenti, potentissimi. Così come lo è la mafia albanese, con la quale i Casalesi sono in affari.

E il clan si sta slabbrando, teme di non essere più riconosciuto come chi comanda per primo e per ultimo sul territorio. Ed ecco che nei vuoti si insinuano gli uomini della paranza. Uccidono dei pesci piccoli albanesi come azione dimostrativa, fanno strage di africani - e fra questi nessuno viene dalla Nigeria - colpiscono gli ultimi anelli della catena di gerarchie etniche e criminali. Muoiono ragazzi onesti, ma come sempre, in questa terra, per morire non dev'esserci una ragione. E basta poco per essere diffamati.

I ragazzi africani uccisi erano immediatamente tutti "trafficanti" come furono "camorristi" Giuseppe Rovescio e Vincenzo Natale, ammazzati a Villa Literno il 23 settembre 2003 perché erano fermi a prendere una birra vicino a Francesco Galoppo, affiliato del clan Bidognetti. Anche loro furono subito battezzati come criminali.

Non è la prima volta che si compie da quelle parti una mattanza di immigrati. Nel 1990 Augusto La Torre, boss di Mondragone, partì con i suoi fedelissimi alla volta di un bar che, pur gestito da italiani, era diventato un punto di incontro per lo spaccio degli africani. Tutto avveniva sempre lungo la statale Domitiana, a Pescopagano, pochi chilometri a nord di Castel Volturno, però già in territorio mondragonese. Uccisero sei persone, fra cui il gestore, e ne ferirono molte altre. Anche quello era stato il culmine di una serie di azioni contro gli stranieri, ma i Casalesi che pure approvavano le intimidazioni non gradirono la strage. La Torre dovette incassare critiche pesanti da parte di Francesco "Sandokan" Schiavone. Ma ora i tempi sono cambiati e permettono di lasciar esercitare una violenza indiscriminata a un gruppo di cocainomani armati.

Chiedo di nuovo alla mia terra che immagine abbia di sé. Lo chiedo anche a tutte quelle associazioni di donne e uomini che in grande silenzio qui lavorano e si impegnano. A quei pochi politici che riescono a rimanere credibili, che resistono alle tentazioni della collusione o della rinuncia a combattere il potere dei clan. A tutti coloro che fanno bene il loro lavoro, a tutti coloro che cercano di vivere onestamente, come in qualsiasi altra parte del mondo. A tutte queste persone. Che sono sempre di più, ma sono sempre più sole.

Come vi immaginate questa terra? Se è vero, come disse Danilo Dolci, che ciascuno cresce solo se è sognato, voi come ve li sognate questi luoghi? Non c'è stata mai così tanta attenzione rivolta alle vostre terre e quel che vi è avvenuto e vi avviene. Eppure non sembra cambiato molto. I due boss che comandano continuano a comandare e ad essere liberi. Antonio Iovine e Michele Zagaria. Dodici anni di latitanza. Anche di loro si sa dove sono. Il primo è a San Cipriano d'Aversa, il secondo a Casapesenna. In un territorio grande come un fazzoletto di terra, possibile che non si riesca a scovarli?

È storia antica quella dei latitanti ricercati in tutto il mondo e poi trovati proprio a casa loro. Ma è storia nuova che ormai ne abbiano parlato più e più volte giornali e tv, che politici di ogni colore abbiano promesso che li faranno arrestare. Ma intanto il tempo passa e nulla accade. E sono lì. Passeggiano, parlano, incontrano persone.

Ho visto che nella mia terra sono comparse scritte contro di me. Saviano merda. Saviano verme. E un'enorme bara con il mio nome. E poi insulti, continue denigrazioni a partire dalla più ricorrente e banale: "Quello s'è fatto i soldi". Col mio lavoro di scrittore adesso riesco a vivere e, per fortuna, pagarmi gli avvocati. E loro? Loro che comandano imperi economici e si fanno costruire ville faraoniche in paesi dove non ci sono nemmeno le strade asfaltate?

Loro che per lo smaltimento di rifiuti tossici sono riusciti in una sola operazione a incassare sino a 500 milioni di euro e hanno imbottito la nostra terra di veleni al punto tale di far lievitare fino al 24% certi tumori, e le malformazioni congenite fino all'84% per cento? Soldi veri che generano, secondo l'Osservatorio epidemiologico campano, una media di 7.172,5 morti per tumore all'anno in Campania. E ad arricchirsi sulle disgrazie di questa terra sarei io con le mie parole, o i carabinieri e i magistrati, i cronisti e tutti gli altri che con libri o film o in ogni altro modo continuano a denunciare? Com'è possibile che si crei un tale capovolgimento di prospettive? Com'è possibile che anche persone oneste si uniscano a questo coro? Pur conoscendo la mia terra, di fronte a tutto questo io rimango incredulo e sgomento e anche ferito al punto che fatico a trovare la mia voce.

Perché il dolore porta ad ammutolire, perché l'ostilità porta a non sapere a chi parlare. E allora a chi devo rivolgermi, che cosa dico? Come faccio a dire alla mia terra di smettere di essere schiacciata tra l'arroganza dei forti e la codardia dei deboli? Oggi qui in questa stanza dove sono, ospite di chi mi protegge, è il mio compleanno. Penso a tutti i compleanni passati così, da quando ho la scorta, un po' nervoso, un po' triste e soprattutto solo.

Penso che non potrò mai più passarne uno normale nella mia terra, che non potrò mai più metterci piede. Rimpiango come un malato senza speranze tutti i compleanni trascurati, snobbati perché è solo una data qualsiasi, e un altro anno ce ne sarà uno uguale. Ormai si è aperta una voragine nel tempo e nello spazio, una ferita che non potrà mai rimarginarsi. E penso pure e soprattutto a chi vive la mia stessa condizione e non ha come me il privilegio di scriverne e parlare a molti.

Penso ad altri amici sotto scorta, Raffaele, Rosaria, Lirio, Tano, penso a Carmelina, la maestra di Mondragone che aveva denunciato il killer di un camorrista e che da allora vive sotto protezione, lontana, sola. Lasciata dal fidanzato che doveva sposare, giudicata dagli amici che si sentono schiacciati dal suo coraggio e dalla loro mediocrità. Perché non c'era stata solidarietà per il suo gesto, anzi, ci sono state critiche e abbandono. Lei ha solo seguito un richiamo della sua coscienza e ha dovuto barcamenarsi con il magro stipendio che le dà lo stato.

Cos'ha fatto Carmelina, cos'hanno fatto altri come lei per avere la vita distrutta e sradicata, mentre i boss latitanti continuano a poter vivere protetti e rispettati nelle loro terre? E chiedo alla mia terra: che cosa ci rimane? Ditemelo. Galleggiare? Far finta di niente? Calpestare scale di ospedali lavate da cooperative di pulizie loro, ricevere nei serbatoi la benzina spillata da pompe di benzina loro? Vivere in case costruite da loro, bere il caffè della marca imposta da loro (ogni marca di caffè per essere venduta nei bar deve avere l'autorizzazione dei clan), cucinare nelle loro pentole (il clan Tavoletta gestiva produzione e vendita delle marche più prestigiose di pentole)?

Mangiare il loro pane, la loro mozzarella, i loro ortaggi? Votare i loro politici che riescono, come dichiarano i pentiti, ad arrivare alle più alte cariche nazionali? Lavorare nei loro centri commerciali, costruiti per creare posti di lavoro e sudditanza dovuta al posto di lavoro, ma intanto non c'è perdita, perché gran parte dei negozi sono loro? Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà? Passare il tempo nei locali gestiti o autorizzati da loro? Sedervi al bar vicino ai loro figli, i figli dei loro avvocati, dei loro colletti bianchi? E trovarli simpatici e innocenti, tutto sommato persone gradevoli, perché loro in fondo sono solo ragazzi, che colpa hanno dei loro padri.


E infatti non si tratta di stabilire colpe, ma di smettere di accettare e di subire sempre, smettere di pensare che almeno c'è ordine, che almeno c'è lavoro, e che basta non grattare, non alzare il velo, continuare ad andare avanti per la propria strada. Che basta fare questo e nella nostra terra si è già nel migliore dei mondi possibili, o magari no, ma nell'unico mondo possibile sicuramente.

Quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere? Siete davvero sicuri che vada bene così? Che le serate che passate a corteggiarvi, a ridere, a litigare, a maledire il puzzo dei rifiuti bruciati, a scambiarvi quattro chiacchiere, possano bastare? Voi volete una vita semplice, normale, fatta di piccole cose, mentre intorno a voi c'è una guerra vera, mentre chi non subisce e denuncia e parla perde ogni cosa. Come abbiamo fatto a divenire così ciechi? Così asserviti e rassegnati, così piegati? Come è possibile che solo gli ultimi degli ultimi, gli africani di Castel Volturno che subiscono lo sfruttamento e la violenza dei clan italiani e di altri africani, abbiano saputo una volta tirare fuori più rabbia che paura e rassegnazione? Non posso credere che un sud così ricco di talenti e forze possa davvero accontentarsi solo di questo.

La Calabria ha il Pil più basso d'Italia ma "Cosa Nuova", ossia la ?ndrangheta, fattura quanto e più di una intera manovra finanziaria italiana. Alitalia sarà in crisi, ma a Grazzanise, in un territorio marcio di camorra, si sta per costruire il più grande aeroporto italiano, il più vasto del Mediterraneo. Una terra condannata a far circolare enormi capitali senza avere uno straccio di sviluppo vero, e invece ha danaro, profitto, cemento che ha il sapore del saccheggio, non della crescita.

Non posso credere che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L'alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla.

Ma non avere più paura non sarebbe difficile. Basterebbe agire, ma non da soli. La paura va a braccetto con l'isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina.


"Si può edificare la felicità del mondo sulle spalle di un unico bambino maltrattato?", domanda Ivan Karamazov a suo fratello Aljosha. Ma voi non volete un mondo perfetto, volete solo una vita tranquilla e semplice, una quotidianità accettabile, il calore di una famiglia. Accontentarvi di questo pensate che vi metta al riparo da ansie e dolori. E forse ci riuscite, riuscite a trovare una dimensione in cui trovate serenità. Ma a che prezzo?

Se i vostri figli dovessero nascere malati o ammalarsi, se un'altra volta dovreste rivolgervi a un politico che in cambio di un voto vi darà un lavoro senza il quale anche i vostri piccoli sogni e progetti finirebbero nel vuoto, quando faticherete ad ottenere un mutuo per la vostra casa mentre i direttori delle stesse banche saranno sempre disponibili con chi comanda, quando vedrete tutto questo forse vi renderete conto che non c'è riparo, che non esiste nessun ambito protetto, e che l'atteggiamento che pensavate realistico e saggiamente disincantato vi ha appestato l'anima di un risentimento e rancore che toglie ogni gusto alla vostra vita.

Perché se tutto ciò è triste la cosa ancora più triste è l'abitudine. Abituarsi che non ci sia null'altro da fare che rassegnarsi, arrangiarsi o andare via. Chiedo alla mia terra se riesce ancora ad immaginare di poter scegliere. Le chiedo se è in grado di compiere almeno quel primo gesto di libertà che sta nel riuscire a pensarsi diversa, pensarsi libera. Non rassegnarsi ad accettare come un destino naturale quel che è invece opera degli uomini.

Quegli uomini possono strapparti alla tua terra e al tuo passato, portarti via la serenità, impedirti di trovare una casa, scriverti insulti sulle pareti del tuo paese, possono fare il deserto intorno a te. Ma non possono estirpare quel che resta una certezza e, per questo, rimane pure una speranza. Che non è giusto, non è per niente naturale, far sottostare un territorio al dominio della violenza e dello sfruttamento senza limiti. E che non deve andare avanti così perché così è sempre stato. Anche perché non è vero che tutto è sempre uguale, ma è sempre peggio.

Perché la devastazione cresce proporzionalmente con i loro affari, perché è irreversibile come la terra una volta per tutte appestata, perché non conosce limiti. Perché là fuori si aggirano sei killer abbrutiti e strafatti, con licenza di uccidere e non mandato, che non si fermano di fronte a nessuno. Perché sono loro l'immagine e somiglianza di ciò che regna oggi su queste terre e di quel che le attende domani, dopodomani, nel futuro. Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più.

Copyright 2008
by Roberto Saviano
Published by arrangement
of Roberto Santachiara
Literary Agency

mercoledì, ottobre 01, 2008

"Scaricate sempre, scaricate tutto. Anzi, fotocopiate anche i libri scolastici che costano un sacco di soldi. Si fanno troppi convegni sulla pirateria, il paese ha altri problemi. La cultura va divulgata, e' un bene che vi si possa accedere facilmente"

Pietro Valsecchi,
Taodue Film - 3 settembre 2008

domenica, settembre 28, 2008

da QUESTO POST

Basito, di fronte alla voragine abominevole dell'oleografia, non mi resta che dare decisi segni di resa, di rassegnazione senza ritorno. Mi spoglio di ogni resistenza, di ogni struttura gnoseologica che mi spingeva ad esaminare, studiare, capire, approfondire, e ostracizzare senza riposo tutto ciò che formasse la protocultura napolegna.
Io mi fermo, depongo le armi, ho finito le cartucce, le forze, le capacità di oppormi a quello che anzitutto è un cancro mentale, che porta a scrivere "HAI NAPOLETANI" invece che "AI NAPOLETANI", o dire in calce ad un commento "MI SCUSI MADAM LOREN". Io cedo allo sconforto, di fronte a questi scarti umani così fieri, così pieni, così soddisfatti di essere napoletani. Crollo di fronte a questa desolante unicità pseudoculturale, che rende il napoletano un'entità vagante che rende anormale la normalità. Io non trovo parole, ho smesso di trovarle perché ho voglia di smettere di cercarle ogni volta che mi imbatto in questo genere di persone senza consapevolezza, cui manca la coscienza di vivere nel fondo di un baratro che sprofonda secondo dopo secondo, irradiati da un sole pezzotto, e dalle loro fottute pizze a Mergellina, che passeggiano sul lungofognaacieloaperto soddisfatti e realizzati nello schiavizzarsi napoletani, secondo un legame carnale con una città-aborto, un nugolo di morti viventi che va incontro ad una morte che mai soddisferà abbastanza chi vuole, a ragione, vederci morti sotto un'enorme colata lavica risolutrice, unico modo di passare alla storia secondo una giustizia etno-antropologica. Per giustizia etno-antropologica nella storia, intendo l'estinzione della nostra razza napoletana. Quella che con la raccolta differenziata vuole risolvere il pobblema. Il pobblema, è la grammatica sventrata, la scuola depauperata, che poi è un non problema, perché il tutto cede di fronte alle legioni armate di chiaviche semoventi appestate che per questioni territoriali danno una mano al destino, aiutandolo a cancellarli definitivamente dalla faccia della terra e dio ti ringrazio. Questa gente mi porta al delirio perché non trovo spiegazione, riesco a malapena a focalizzare una sorta di profondo e feroce schifo, che è pur sempre troppo poco. Qualsiasi odio non sarà mai sufficiente, qualsiasi sentimento malevolo e diabolico contro chi sbandiera Via Caracciolo/cartolina/pizza/premiatadittacamorra, non sarà mai abbastanza. E me ne strafotto anche degli esercizi di retorica alla Saviano. E' un contributo mascherato da rifiuto, alla sottocultura, è uno sdegno morale d'occasione, da agenzia letteraria.
Vi prego, vi chiedo solo uno sforzo: capire la duplice natura del mio infinito schifo. Duplice origine: perché sta a voi estenderlo all'infinito, perché mai sarò in grado di esprimerlo in maniera esauriente. La seconda origine di questo disagio morale è leggere ciò che queste persone scrivono, il loro triste entusiasmo, la loro ridicola fierezza popolare, la loro inarrestabile corsa verso l'unica destinazione possibile: l'estinzione.

lunedì, settembre 15, 2008

sabato, settembre 13, 2008

Questa non è una catena di Sant Antonio, non è una cazzata, non è un tantra, non è un messaggio di pace, ne una preghiera.

Chiedo un pizzico di pazienza per vedere questa serie di filmati:

http://www.laterradeifuochi.it

Pochi minuti di pazienza.

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Lo 'scandalo' dell'emergenza rifiuti (che non è un'emergenza) di Gennaio scorso è noto per avere sbattuto la città di Napoli sui giornali di tutto il mondo, svegliando dal sonno catartico alcuni e facendo sorridere (ahimé) altri.

Ebbene, checché se ne voglia pensare, quell''episodio' - che non è stato il primo e non sarà l'ultimo - non è che la punta di un iceberg DEVASTANTE.

I filmati contenuti nella playlist linkata in alto contengono le immagini riprese in zone bene o male a noi note, almeno per sentito dire. Alcuni ci abitano, altri ci passano o ci saranno passati almeno una volta nella vita; altri non le conoscono e non ci passeranno mai. Il mio messaggio va a tutti ugualmente, poiché a differenza di un'auto, di una casa o di una proprietà - in qualche modo sempre confinabile entro un perimetro di possesso sufficientemente concreto - l'aria che respiriamo o l'acqua che beviamo sono di TUTTI e TUTTI ne vengono a contatto. Inevitabilmente.

In un'area che parte dai Campi Flegrei, e arriva fino al casertano - passando per Giugliano, Licola, Marano, Qualiano, Quarto, Pozzuoli, Acerra, Arzano, Casalnuovo e molti altri comuni dell'hinterland napoletano - vengono sversate quotidianamente TONNELLATE di rifiuti definibili come SPECIALI e PERICOLOSI: carcasse di elettrodomestici, plastica, contenitori, imballi, COPERTONI DI QUALSIASI DIMENSIONE e persino l'ETERNIT (il vecchio AMIANTO)! Con un'azione sistematica e capillare, tali masse di pattume vengono INCENDIATE, con il conseguente rilascio nell'ambiente di POLVERI DI SOSTANZE TOSSICHE ED ALTAMENTE INQUINANTI. Dopo lo spegnersi del rogo ogni zona viene ri-utilizzata per un nuovo sverso e un altro nuovo incendio.

Le polveri tossiche che vengono a crearsi si depositano inevitabilmente su ETTARI INTERI DI CAMPI COLTIVATI, FRUTTETI ED ALLEVAMENTI, che producono ogni giorno DECINE DI TONNELLATE di prodotti che popolano le nostre tavole (sempre di TUTTI, non solo qui in Campania - l'export di mozzarella di bufala è un fenomeno mondiale, ricordatelo!). A conti fatti ciò significa che ogni giorno che passa avremo respirato o ingerito una ALTA QUANTITA' di quello schifo.

E' inutile fare il dottorucolo (che non sono) ed elencare le malattie provocate da tutto questo; piuttosto vorrei dire VERGOGNA!

VERGOGNA!

- a chi, gente del Sud, si ostina a montare paraocchi perenni e continua la sua vita come se certe condizioni ASSURDE siano normali solo perchè ci è 'abituata';

VERGOGNA!

- a chi, nel resto d'Italia, rinchiude queste notizie in un recinto di cui non sente l'appartenenza: lo SCHIFO che ci gira nei polmoni è anche loro!

VERGOGNA!

- ad una classe politica INETTA e CRIMINALE, che HA RASO AL SUOLO UN PAESE E CONTINUA INDISTURBATA A FARLO;

VERGOGNA!

- a chi POTREBBE E DOVREBBE portare tutto questo agli occhi di tutti e non lo fa - ma a che servono i giornali, la televisione, la radio? Voi che ci lavorate: non vi sentite inutili?

VERGOGNA!

- a chi, una volta letta questo messaggio (o forse neanche), chiuderà la pagina e si farà una risata. IGNORANTI!


Per una volta fate qualcosa di intelligente.
Girate questo messaggio.


Grazie,
Gianfranco.

giovedì, agosto 28, 2008

Gli uomini che non capiscono le donne
si dividono in due gruppi:

gli scapoli, e i mariti.


Languirand

sabato, agosto 16, 2008

mercoledì, agosto 13, 2008

Hello darkness my old friend,
I've come to talk with you again
Because a vision softly creeping
left it's seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
still remains, within the sounds of silence

In restless dreams I walked alone,
narrow streets of cobblestone
'neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
when my eyes were stabbed by the flash of a neon light
split the night... and touched the sound of silence

And in the naked light I saw
ten thousand people maybe more
people talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence

Fools said I you do not know,
silence like a cancer grows,
hear my words that I might teach you
take my arms that I might reach you
but my words, like silent raindrops fell...
and echoed the will of silence

And the people bowed and prayed,
to the neon god they made
And the sign flashed out its warning
in the words that it was forming
And the sign said, "The words of the prophets
are written on the subway walls, and tenement halls
and whisper the sounds of silence.

Ciao Papà