"Vi sono più cose in cielo e in terra,
Orazio,
di quante se ne sognano nella vostra filosofia"
W. Shakespeare, Amleto
Bisogna
strappare
la gioia
ai giorni futuri.
In questa vita
non è difficile morire.
Vivere
è di gran lunga più difficile.
- Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Mi sono accorto subito di avere un filone tutto mio, una sonorità primigenia strettamente collegata alla mia personalità, un flusso sonoro che viaggiava nel tempo.
Per me l'elettronica è il contrario di quello che sembra, tutt'altro che fredda.
- F. Battiato
La guerra piace ai politici che non la conoscono.
Che votano perché l’Italia invada l’Afghanistan, senza essere in grado di individuarla sulla cartina.
La guerra piace a chi ha interessi economici, che se ne sta ben distante dalle guerre.
Chi invece la conosce si fa un’idea molto presto.
Io che non sono tanto furbo ci ho messo qualche anno per capire che non importa se c’è un’altra guerra.
Che sia contro il terrorismo, per la democrazia o i diritti umani.
Ogni guerra ha una costante: il 90% delle vittime sono civili, persone che non hanno mai imbracciato un fucile.
Che non sanno neanche perché gli arriva in testa una bomba.
Le guerre vengono dichiarate dai ricchi e potenti, che poi ci mandano a morire i figli dei poveri
Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe,
co le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.
Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
Chè quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.
Fa la ninna, cocco bello,
finchè dura sto macello:
fa la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!
- Trilussa
"L'umanità è maledetta se per dare prova di coraggio si condanna eternamente a uccidere.
Il coraggio oggi non è far vagare sul mondo la terribile nube della guerra.
Il coraggio non è lasciare alla forza la soluzione di conflitti che la ragione può risolvere.
Per voi il coraggio dev'essere quello di ogni ora: è saper sopportare le prove fisiche e morali che la vita impone di continuo.
Il coraggio è scegliere un mestiere, farlo bene, non disgustarsi per dettagli monotoni e fastidiosi. In qualunque mestiere bisogna essere sia pratici sia filosofi.
Il coraggio è capire qual è la propria vita, precisarla, approfondirla e al tempo stesso coordinarla con la vita in generale.
Il coraggio è tenere d'occhio la propria macchina per filare o per tessere in modo che nessun filo si rompa, e tuttavia prepararsi ad un ordine sociale più grande e fraterno in cui la macchina sarà al servizio dei lavoratori liberati.
Il coraggio è accettare le nuove condizioni che la vita propone alla scienza e all'arte, accogliere ed esplorare la complessità quasi infinita dei fatti e dei dettagli, e al tempo stesso illuminare questa realtà enorme e confusa con delle idee generali, organizzarla e sollevarla con la bellezza sacra delle forme e dei ritmi.
Il coraggio è dominare i propri errori, soffrirne ma non esserne sopraffatti e continuare il proprio cammino. È andare verso l'ideale comprendendo la realtà. È agire e dedicarsi alle grandi cause senza sapere quale ricompensa riserverà al nostro sforzo l'universo, né se una ricompensa ci sarà.
Il coraggio è cercare la verità e dirla, non cedere alla menzogna, non associarsi alle urla dei fanatici."
Jean Jaurès
Ballo con i morti nei miei sogni
Ascolto le loro grida santificate
I morti hanno preso la mia anima
Le tentazioni hanno perso il controllo
// bit beats //
Quando l’animo è pellegrino e l’orgoglio un naufrago, é difficile trovare un amico in carne ed ossa che sia capace di restarti accanto.
Un amico in carne ed ossa che, per quanto si sforzi di scegliere con cura gli argomenti di cui parlare, non riuscirà a non lasciarsi sfuggire una di quelle parole che non dovrebbero mai essere pronunciate davanti ad un sopravvissuto.
È un'impresa eroica restare accanto a un sopravvissuto; si deve imparare da zero un nuovo alfabeto, un nuovo codice di comunicazione da cui vanno estirpate parole, immagini, intonazioni della voce, sguardi, gesti, impulsi: ci si deve addestrare a parlare un linguaggio monco.
Un uomo in carne e ossa, per quanto solidale, ha poche possibilità di farcela.
E comunque, qualunque amico alle tre di notte - fisiologicamente - sbadiglia davanti al tuo dolore.
Un amico, per quanto solidale e bendisposto, non può assorbire all'infinito la tua frustrazione.
Bisogna che presto o tardi il tuo dolore si acquieti, si faccia un poco più sopportabile.
Ma l'esilio è uno stato patologico permanente, per questo non è facile trovare un amico nell'esilio.
Ci vorrebbe un vinto come te, uno che trovandosi nella tua stessa condizione non faccia da specchio alla tua sconfitta.
Ci vuole uno che per giunta sia un vinto, ma che, a differenza di te, stia ancora in piedi, così da poterti camminare un poco avanti a fare un po' di luce con la sua lanterna.
Uno che abbia conosciuto la tua stessa sorte, le tue stesse piaghe, uno che sappia di cosa si stia parlando e di quale malattia tu stia agonizzando, senza bisogno che tu rinnovi l’umiliazione nello spiegargliela.
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Se sappiamo, è anche grazie a te.
Se siamo anche un minimo persone migliori oggi, è anche grazie a te.
Ti vogliamo bene Robè.