Run from what’s comfortable.
Forget safety.
Live where you fear to live.
Destroy your reputation.
Be notorious.
domenica, dicembre 13, 2015
venerdì, novembre 27, 2015
Lasciar perdere è fiducia, misericordia, rispetto della vita altrui. Lasciar vincere è presunzione. Se cerchi e riconosci solo la vittoria e durante la partita non ti diverti, sì… per me hai perso in partenza. Sono un libro e nell’attesa vivo la curiosità degli occhi, faccio baratto di carezze con le mani dei bambini, giro il mondo senza pagare il biglietto, ma diventandolo, non combatto battaglie perché non combatto guerre non mi regalo mi condivido. Anche dove non sembra la mia storia è anche la tua, gira con me girerai il mondo anche nel verso contrario. Sono nato per lasciar perdere, e vivere.
Vincenzo "Cinaski" Costantino
Vincenzo "Cinaski" Costantino
martedì, novembre 24, 2015
venerdì, novembre 20, 2015
domenica, novembre 08, 2015
2654
Nel gelo del silenzio, l'unico rumore è quello delle parole che ti sbattono nel cervello.
Assordanti. Non trovano voce.
"2654".
Come a volerli esorcizzare, Sergej contava i passi che mancavano al rifugio. Per lui non erano né pochi né troppi. Contare era semplicemente un diversivo, una tattica per distogliere l'attenzione dal bianco schizofrenico della neve tutt'attorno.
"1980".
Nel pieno della tormenta, con la temperatura un paio di decine di gradi sotto lo zero, sembrava che il vento scagliasse nell'aria lame di ghiaccio. L'unica soluzione era dimenticare di avere un corpo e continuare.
"1239".
Era sfinito. Camminava da ore, probabilmente da giorni, fermandosi solo il necessario. Il piede sinistro gli doleva ed aveva iniziato a trascinarlo. Senza un rumore attorno, il suo passo era diventato uno strano ritmo che lo aiutava a scandire il tempo.
"515".
Con sé aveva solamente un Dragunov carico ed uno zaino, il primo colpevole del peso del secondo.
Il peso delle anime morte ammazzate.
Assordanti. Non trovano voce.
"2654".
Come a volerli esorcizzare, Sergej contava i passi che mancavano al rifugio. Per lui non erano né pochi né troppi. Contare era semplicemente un diversivo, una tattica per distogliere l'attenzione dal bianco schizofrenico della neve tutt'attorno.
"1980".
Nel pieno della tormenta, con la temperatura un paio di decine di gradi sotto lo zero, sembrava che il vento scagliasse nell'aria lame di ghiaccio. L'unica soluzione era dimenticare di avere un corpo e continuare.
"1239".
Era sfinito. Camminava da ore, probabilmente da giorni, fermandosi solo il necessario. Il piede sinistro gli doleva ed aveva iniziato a trascinarlo. Senza un rumore attorno, il suo passo era diventato uno strano ritmo che lo aiutava a scandire il tempo.
"515".
Con sé aveva solamente un Dragunov carico ed uno zaino, il primo colpevole del peso del secondo.
Il peso delle anime morte ammazzate.
martedì, novembre 03, 2015
lunedì, novembre 02, 2015
venerdì, ottobre 30, 2015
giovedì, ottobre 08, 2015
E quando fuori dalla tua finestra il cielo si fa più grigio.
E quando dentro ai tuoi pensieri si insinua un senso di amarezza.
E quando avverti una crescente mancanza di energia.
E quando ti senti profondamente solo... ecco, quello è il giorno dell'appuntamento con il bilancio della tua vita. Generalmente non è un bel giorno... e non tanto perché il cielo si fa un po' più grigio... quanto perché tu ti fai un po' più schifo.
Dunque: il lavoro, beh il lavoro non manca. Voglio dire, c'è anche chi ce l'ha. Ma in genere non gode. L'impegno sociale morale civile, mi viene da ridere. La salute finché uno ce l'ha non ci pensa. Non resta che l'amore, la sfera degli affetti dei sentimenti. Che forse dentro, è la cosa che conta di più. E poi quella almeno, ce la scegliamo da noi. Un disastro!
Ma se si fallisce sempre, ci sarà una ragione. Dov'è che si sbaglia? Eh? Colpa mia... colpa tua... no, io a quelle cose lì non ci credo. L'errore dev'essere prima. Non una cosa recente. Probabilmente da bambino, un errore che ha influenzato tutta la nostra vita affettiva. Chi lo sa? Forse, il famoso Edipo. Forse, mamma ce n'è una sola. Anche troppa. Oppure nonni, zii fratelli, insomma figure, fotografie dell'infanzia che rimangono dentro di noi per tutta la vita.
Sì, un errore innocente impercettibile, che poi col tempo si è ripetuto moltiplicato ingigantito, fino a diventare gravissimo, irreparabile. Già, ma perché l’errore si ingigantisce? Dev'essere un po' come quando a scuola, facevamo le equazioni algebriche. Cioè, tu fai uno sbaglietto una svista, un più o un meno, chi lo sa... E' che poi te lo porti dietro, e nella riga sotto cominci già a vedere degli strani numeri. E dici, vabbè tanto poi si semplifica. E poi numeri sempre più brutti più grossi, sgraziati anche. Addirittura enormi, incontenibili, schifosi.
E alla fine: X = 472.827.324 / √87.225.035 + C
E ora prova un po' a semplificare. Non c'è niente da fare.
La matematica deve avere una sua estetica: X = 2.
Bello, la semplicità.
Forse per fare bene un'equazione è sufficiente avere delle buone basi. Ma per fare una storia d'amore vera e duratura, è necessario essere capaci di scrostare quella vernice indelebile con cui abbiamo dipinto i nostri sentimenti.
domenica, ottobre 04, 2015
sabato, settembre 12, 2015
mercoledì, settembre 02, 2015
Nella postmodernità siamo collezionisti di emozioni in una società liquida
“Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”, parola di Zygmunt Bauman, studioso della Cultura, intesa come sistema concettuale con cui cerchiamo di darci risposte sullo stare al mondo. Sesso, amore ed erotismo rientrano a pieno titolo in questo contesto, e inevitabilmente cambiano nelle diverse epoche storiche. In Gli usi postmoderni del sesso, il sociologo racconta la definitiva emancipazione, negli anni recenti, dell’erotismo – o meglio, la fenomenologia del desiderio – dal sesso, come impulso animale, e anche dall’amore, che è la sua dimensione culturale. Se c’è una caratteristica costante della Cultura, afferma Bauman, è quella di produrre “marchingegni umani destinati a rendere immune la durata delle forme sociali dalla transitorietà e dall’innata deperibilità delle vite umane individuali”. Insomma, generare il durevole dal transitorio.
Ed il sesso non sfugge a questo destino: anzi, diremmo che esso consente di trascendere la mortalità individuale, garantendo l’immortalità della specie. Rispetto a questo, l’amore è “la sovrastruttura emotiva e intellettuale” che capitalizza il sesso. Un’opportunità universale che ci illude, per un attimo, di scarcerarci dalle nostre catene mortali. “L’amore per un altro essere mortale è uno dei principali tentativi culturali di raggiungere l’immortalità; è, potremmo dire, uno specchio spirituale che riflette l’eternità biologica creata dal sesso. Come il sesso, l’amore è una fonte di ansia incurabile, anche se forse ancor più profonda in quanto impregnata di premonizioni di disfatta”.
Nato in Polonia nel 1925 da una famiglia di origini ebree, Zygmunt Bauman è costretto ad emigrare dal suo paese in seguito all’avvento nazista. Tornato in patria al termine del secondo conflitto mondiale, si laurea in sociologia a Varsavia e perfeziona i suoi studi alla London School of Economics. Insegna per un certo periodo all’Università di Tel Aviv e in seguito a Leeds. Le ricerche di Bauman si basano su un’indagine della modernità, sulle sue peculiarità e contraddizioni,grazie alla quale si è guadagnato a pieno titolo un posto tra i maestri del pensiero contemporaneo.
Nel suo saggio, lo studioso polacco teorizza la dimensione liquida della modernità. Secondo Bauman, la condizione di aver mollato i più saldi ormeggi della modernità, spinge noi postmoderni ad essere come barche che oscillano in ogni tempesta. Eppure, ogni barca “assimila e rilascia” qualcosa dalle altre. Perché? Perché l’uomo diventa uomo per imitazione, per dirla con J. R. Moehringer, e il processo d’identificazione mette in evidenza il fatto che agiamo tramite un processo pratico e costante, senza fine.
Torna in mente il filosofo esistenzialista Jean Paul Sartre, che esortava gli uomini a organizzare le proprie vite, costruendo da soli il proprio “disegno di vita”, la propria identità: l'uomo non è altro che ciò che si fa. Ma cosa c’entra quindi l’identità, l’identificazione con l’amore?
Per qualunque forma di vita, l’appartenenza – ad una classe sociale, ad un modello culturale – fornisce un “regolamento di comportamento” che si registra inconsciamente nella memoria collettiva. Le norme scritte in questo “regolamento”, naturalmente, cambiano costantemente di giorno in giorno, con l’andare del tempo. La contemporaneità è diversa dal passato. Per questo, il processo di identificazione e, soprattutto quello che Bauman chiama di riidentificazione, abbraccia il concetto di “liquidità”. Per quale ragione liquidità? Basta pensare alle caratteristiche dei liquidi, che si distinguono per una caratteristica fondamentale: non conservano la stessa forma per troppo tempo, ma hanno la tendenza a cambiare di continuo. Cambiano in base alle circostanze, e l’impatto è imprevedibile. I grandi mutamenti degli ultimi cento anni erano imprevisti e inattesi. Il collasso del sistema dei crediti, per esempio, non era previsto. Ci confrontiamo con un costante senso di “inconsapevolezza”, non solo perché i grandi eventi sono imprevedibili, ma perché la nostra stessa vita quotidiana non può essere facilmente prevista. Oggi più che mai.
Pensate, alla continua possibilità di perdere il lavoro, o di essere costretti a cambiare vita e paese per lavorare. La precarietà del lavoro, presupposto basilare di una vita dignitosa, si fonde con la precarietà dei sentimenti. Certo, questa precarietà ed adattabilità a cui siamo esposti e costretti, esalta per certi versi la libertà di scelta. Questa, però, ci condiziona in tutto e per tutto. La caratteristica prorompente della nostra epoca è che siamo facilmente “disconnessi” dalla forma di vincolo, poiché manca il vincolo economico dal quale traiamo sostenimento. Le persone decidono di formare una coppia o un rapporto perché si aspettano delle gratificazioni da questa condizione (fondamentalmente frustante), ma nessun altro impegno è implicato in questa scelta. È un “lusso” di cui i nostri predecessori non hanno mai potuto godere. Bauman spiega, però, che i “rapporti senza impegno”producono una frangente di forte ansia, dovuta alla costante incertezza. Oltre a questa incertezza, c’è un altro flagello: la sensazione di impotenza.
Se anche potessimo prevedere quello che succederà, saremmo incapaci di agire per contrastare questa evoluzione. Questa è la logica per cui la contrattazione dell’identità, oggi, è un processo senza fine. Soprattutto sui social network, dove diventiamo tutti collezionisti di emozioni, di sensazioni… e di altre identità. La fiera della vanità è l’accompagnatrice per eccellenza, complice che interferisce a indebolire i rapporti umani attraverso l’esasperazione emotiva di questi anni (Gli usi postmoderni del sesso, Il Mulino, Z.Bauman). In questo saggio, il sociologo polacco parla di sesso, erotismo e amore: questi tre costituenti dovrebbero essere congiunti, ma nella postmodernità, si contendono lo stesso suolo, entrando in conflitto l’uno con l’altro. La liberazione dell’erotismo dal sesso, per esempio, da una parte ha incrementatole “occasioni”. Dall’altra, è una “libertà che rende euforici per la sua ampiezza, ma che causa anche un’incertezza e un’ansia estreme. Nessuna soluzione autorevole cui conformarsi, tutto da negoziare di nuovo e appositamente”. La stabilità di coppia, fino a qualche generazione fa, era la norma.
Oggi, invece, il costante bisogno di amare ed essere amati, ricevere appagamento, senza essere mai stati soddisfatti abbastanza, ci rende liquidi: cioè,divisi eternamente tra il desiderio di emozioni e l’ansia del legame. Eppure, come dice la famosa locuzione latina Faberest suae quisque fortunae, cioè “ciascuno è artefice della propria sorte”. Ma è normale che, in tempi difficili e di “crisi”, le scelte apparentemente meno impegnative sono più semplici rispetto a quelle che richiedono sforzo e sacrificio. Come disse Bauman in un’intervista “L'amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l'uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. […] ma l'amore ripaga quest'attenzione meravigliosamente.”
L’homo consumericus – cioè l’uomo consumistico moderno – è trascinato quotidianamente dentro un vortice inarrestabile, come un tossicomane di emozioni sempre “nuove”: novità che,in una società di consumatori, è stata elevata al più alto grado della scala dei valori e considerata come la chiave della felicità. Anche per questo tendiamo a non sopportare le “abitudini”, la routine, perché fin da bambini siamo abituati a desiderare l’ultimo modello di giocattolo/oggetto tecnologico che è di moda, ad usare oggetti usa e getta, da rimpiazzare velocemente…e che tutti hanno. Non conosciamo più la “gioia” delle cose durature, conseguenza dello sforzo e di sacrificio. Anche nelle relazioni di coppia è così: la prospettiva dell'invecchiare assieme allo stesso partner, viene identificata con una riduzione delle possibilità di scelta e con l'assenza di "novità". Invece, l’Amore ha bisogno sempre di “olio di gomito”, un impegno che necessita di tempo ed energia… e, soprattutto, nessun Amore è quasi mai esente da sofferenze e problemi. Ma, forse, la felicità si trova proprio nello sforzo comune per superarli. Bauman afferma che la nostra dedizione all’appagamento (momentanea) e senza legami è il prodotto del mercato, che ha saputo capitalizzare la nostra inclinazione a vivere in questa ri-identificazione societaria postmoderna. In questo contesto, salta all’occhio un evento sintomatico recente, cioè il assaggio dall’idea di comunità all’idea di network.
I legami umani sono stati sostituiti dalle "connessioni", a discapito dei primi. Come mai? Facile! I legami richiedono impegno,"connettere" e "disconnettere" è un gioco da ragazzi! Su Facebook, il social network per eccellenza, dove oggigiorno si esibisce con tanta semplicità l’erotismo emotivo – da non confondersi con il “corteggiamento”, si possono conquistare e avere centinaia di amici…con un click! Invece, costruire delle amicizie nel mondo reale è più complicato.
Insomma, si “guadagna” in termini di facilità – confusa da molti per libertà – ma si perde in autenticità e affidamento.
A voi la scelta responsabile di cosa fare della vostra vita... e del vostro cuore.
Annacarla Tredici - Articolo pubblicato sulla rivista @PinkLifeMagazine
Ed il sesso non sfugge a questo destino: anzi, diremmo che esso consente di trascendere la mortalità individuale, garantendo l’immortalità della specie. Rispetto a questo, l’amore è “la sovrastruttura emotiva e intellettuale” che capitalizza il sesso. Un’opportunità universale che ci illude, per un attimo, di scarcerarci dalle nostre catene mortali. “L’amore per un altro essere mortale è uno dei principali tentativi culturali di raggiungere l’immortalità; è, potremmo dire, uno specchio spirituale che riflette l’eternità biologica creata dal sesso. Come il sesso, l’amore è una fonte di ansia incurabile, anche se forse ancor più profonda in quanto impregnata di premonizioni di disfatta”.
Nato in Polonia nel 1925 da una famiglia di origini ebree, Zygmunt Bauman è costretto ad emigrare dal suo paese in seguito all’avvento nazista. Tornato in patria al termine del secondo conflitto mondiale, si laurea in sociologia a Varsavia e perfeziona i suoi studi alla London School of Economics. Insegna per un certo periodo all’Università di Tel Aviv e in seguito a Leeds. Le ricerche di Bauman si basano su un’indagine della modernità, sulle sue peculiarità e contraddizioni,grazie alla quale si è guadagnato a pieno titolo un posto tra i maestri del pensiero contemporaneo.
Nel suo saggio, lo studioso polacco teorizza la dimensione liquida della modernità. Secondo Bauman, la condizione di aver mollato i più saldi ormeggi della modernità, spinge noi postmoderni ad essere come barche che oscillano in ogni tempesta. Eppure, ogni barca “assimila e rilascia” qualcosa dalle altre. Perché? Perché l’uomo diventa uomo per imitazione, per dirla con J. R. Moehringer, e il processo d’identificazione mette in evidenza il fatto che agiamo tramite un processo pratico e costante, senza fine.
Torna in mente il filosofo esistenzialista Jean Paul Sartre, che esortava gli uomini a organizzare le proprie vite, costruendo da soli il proprio “disegno di vita”, la propria identità: l'uomo non è altro che ciò che si fa. Ma cosa c’entra quindi l’identità, l’identificazione con l’amore?
Per qualunque forma di vita, l’appartenenza – ad una classe sociale, ad un modello culturale – fornisce un “regolamento di comportamento” che si registra inconsciamente nella memoria collettiva. Le norme scritte in questo “regolamento”, naturalmente, cambiano costantemente di giorno in giorno, con l’andare del tempo. La contemporaneità è diversa dal passato. Per questo, il processo di identificazione e, soprattutto quello che Bauman chiama di riidentificazione, abbraccia il concetto di “liquidità”. Per quale ragione liquidità? Basta pensare alle caratteristiche dei liquidi, che si distinguono per una caratteristica fondamentale: non conservano la stessa forma per troppo tempo, ma hanno la tendenza a cambiare di continuo. Cambiano in base alle circostanze, e l’impatto è imprevedibile. I grandi mutamenti degli ultimi cento anni erano imprevisti e inattesi. Il collasso del sistema dei crediti, per esempio, non era previsto. Ci confrontiamo con un costante senso di “inconsapevolezza”, non solo perché i grandi eventi sono imprevedibili, ma perché la nostra stessa vita quotidiana non può essere facilmente prevista. Oggi più che mai.
Pensate, alla continua possibilità di perdere il lavoro, o di essere costretti a cambiare vita e paese per lavorare. La precarietà del lavoro, presupposto basilare di una vita dignitosa, si fonde con la precarietà dei sentimenti. Certo, questa precarietà ed adattabilità a cui siamo esposti e costretti, esalta per certi versi la libertà di scelta. Questa, però, ci condiziona in tutto e per tutto. La caratteristica prorompente della nostra epoca è che siamo facilmente “disconnessi” dalla forma di vincolo, poiché manca il vincolo economico dal quale traiamo sostenimento. Le persone decidono di formare una coppia o un rapporto perché si aspettano delle gratificazioni da questa condizione (fondamentalmente frustante), ma nessun altro impegno è implicato in questa scelta. È un “lusso” di cui i nostri predecessori non hanno mai potuto godere. Bauman spiega, però, che i “rapporti senza impegno”producono una frangente di forte ansia, dovuta alla costante incertezza. Oltre a questa incertezza, c’è un altro flagello: la sensazione di impotenza.
Se anche potessimo prevedere quello che succederà, saremmo incapaci di agire per contrastare questa evoluzione. Questa è la logica per cui la contrattazione dell’identità, oggi, è un processo senza fine. Soprattutto sui social network, dove diventiamo tutti collezionisti di emozioni, di sensazioni… e di altre identità. La fiera della vanità è l’accompagnatrice per eccellenza, complice che interferisce a indebolire i rapporti umani attraverso l’esasperazione emotiva di questi anni (Gli usi postmoderni del sesso, Il Mulino, Z.Bauman). In questo saggio, il sociologo polacco parla di sesso, erotismo e amore: questi tre costituenti dovrebbero essere congiunti, ma nella postmodernità, si contendono lo stesso suolo, entrando in conflitto l’uno con l’altro. La liberazione dell’erotismo dal sesso, per esempio, da una parte ha incrementatole “occasioni”. Dall’altra, è una “libertà che rende euforici per la sua ampiezza, ma che causa anche un’incertezza e un’ansia estreme. Nessuna soluzione autorevole cui conformarsi, tutto da negoziare di nuovo e appositamente”. La stabilità di coppia, fino a qualche generazione fa, era la norma.
Oggi, invece, il costante bisogno di amare ed essere amati, ricevere appagamento, senza essere mai stati soddisfatti abbastanza, ci rende liquidi: cioè,divisi eternamente tra il desiderio di emozioni e l’ansia del legame. Eppure, come dice la famosa locuzione latina Faberest suae quisque fortunae, cioè “ciascuno è artefice della propria sorte”. Ma è normale che, in tempi difficili e di “crisi”, le scelte apparentemente meno impegnative sono più semplici rispetto a quelle che richiedono sforzo e sacrificio. Come disse Bauman in un’intervista “L'amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l'uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. […] ma l'amore ripaga quest'attenzione meravigliosamente.”
L’homo consumericus – cioè l’uomo consumistico moderno – è trascinato quotidianamente dentro un vortice inarrestabile, come un tossicomane di emozioni sempre “nuove”: novità che,in una società di consumatori, è stata elevata al più alto grado della scala dei valori e considerata come la chiave della felicità. Anche per questo tendiamo a non sopportare le “abitudini”, la routine, perché fin da bambini siamo abituati a desiderare l’ultimo modello di giocattolo/oggetto tecnologico che è di moda, ad usare oggetti usa e getta, da rimpiazzare velocemente…e che tutti hanno. Non conosciamo più la “gioia” delle cose durature, conseguenza dello sforzo e di sacrificio. Anche nelle relazioni di coppia è così: la prospettiva dell'invecchiare assieme allo stesso partner, viene identificata con una riduzione delle possibilità di scelta e con l'assenza di "novità". Invece, l’Amore ha bisogno sempre di “olio di gomito”, un impegno che necessita di tempo ed energia… e, soprattutto, nessun Amore è quasi mai esente da sofferenze e problemi. Ma, forse, la felicità si trova proprio nello sforzo comune per superarli. Bauman afferma che la nostra dedizione all’appagamento (momentanea) e senza legami è il prodotto del mercato, che ha saputo capitalizzare la nostra inclinazione a vivere in questa ri-identificazione societaria postmoderna. In questo contesto, salta all’occhio un evento sintomatico recente, cioè il assaggio dall’idea di comunità all’idea di network.
I legami umani sono stati sostituiti dalle "connessioni", a discapito dei primi. Come mai? Facile! I legami richiedono impegno,"connettere" e "disconnettere" è un gioco da ragazzi! Su Facebook, il social network per eccellenza, dove oggigiorno si esibisce con tanta semplicità l’erotismo emotivo – da non confondersi con il “corteggiamento”, si possono conquistare e avere centinaia di amici…con un click! Invece, costruire delle amicizie nel mondo reale è più complicato.
Insomma, si “guadagna” in termini di facilità – confusa da molti per libertà – ma si perde in autenticità e affidamento.
A voi la scelta responsabile di cosa fare della vostra vita... e del vostro cuore.
Annacarla Tredici - Articolo pubblicato sulla rivista @PinkLifeMagazine
lunedì, agosto 31, 2015
[necessità impellenti]
Alta quota: le vette innevate, i pascoli, verdi e vivi, gli abeti, il blu intenso di un cielo limpido, il sole, caldo e asciutto.
Profumo di purezza.
Respiro umanità.
Sono più di quello che ti aspetti, meno di quello che vorrei essere.
G
Profumo di purezza.
Respiro umanità.
Sono più di quello che ti aspetti, meno di quello che vorrei essere.
G
domenica, agosto 30, 2015
martedì, agosto 25, 2015
lunedì, agosto 24, 2015
E fidati delle cose chiare,
Non delle cose ovvie.
Di quelle luminose,
Non di quelle illuminate.
Di chi capisce poco,
E non ha visto tutto.
Ché scoprire è meglio che capire,
Capire è meglio che spiegare.
Fidati di chi non si vergogna di cantare come gli viene,
E non delle canzoni.
Di chi ha messo la testa a posto
E non ricorda dove.
Di chi balla per la strada
Soprattutto quando piove.
Non delle cose ovvie.
Di quelle luminose,
Non di quelle illuminate.
Di chi capisce poco,
E non ha visto tutto.
Ché scoprire è meglio che capire,
Capire è meglio che spiegare.
Fidati di chi non si vergogna di cantare come gli viene,
E non delle canzoni.
Di chi ha messo la testa a posto
E non ricorda dove.
Di chi balla per la strada
Soprattutto quando piove.
sabato, luglio 25, 2015
"E tu cos'eri per lei?"
"Io le ho voluto bene sul serio."
"Bene sul serio? Semplicemente te ne eri ammalato, ne avevi bisogno, hai fatto di tutto per averla, in modo bestiale ma l'hai fatto. Ma la consideravi una disgrazia, è vero o no che la consideravi una disgrazia?"
"Era, una disgrazia."
"E questo lo chiami amore?"
Dino Buzzati, Un amore
"Io le ho voluto bene sul serio."
"Bene sul serio? Semplicemente te ne eri ammalato, ne avevi bisogno, hai fatto di tutto per averla, in modo bestiale ma l'hai fatto. Ma la consideravi una disgrazia, è vero o no che la consideravi una disgrazia?"
"Era, una disgrazia."
"E questo lo chiami amore?"
Dino Buzzati, Un amore
giovedì, luglio 23, 2015
Che cos'ho imparato sull'amore?
Quello che ho imparato sull'amore è che l'amore esiste.
[...] Non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato, perché rimangono sempre con noi; qualcosa le lega a noi in modo indissolubile, anche se non ci sono più.
Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati.
Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l'incendio che un cuore d'inverno.
F. Ozpetek - Rosso Istanbul
Quello che ho imparato sull'amore è che l'amore esiste.
[...] Non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato, perché rimangono sempre con noi; qualcosa le lega a noi in modo indissolubile, anche se non ci sono più.
Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e non sono stati.
Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l'incendio che un cuore d'inverno.
F. Ozpetek - Rosso Istanbul
venerdì, luglio 17, 2015
martedì, luglio 14, 2015
domenica, luglio 12, 2015
martedì, luglio 07, 2015
lunedì, luglio 06, 2015
Ti meriti un amore che ti voglia spettinata,
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.
Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.
Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le tue espressioni.
Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libero,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.
Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie
che ti porti l’illusione,
il caffè e la poesia.
Frida Kahlo
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.
Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.
Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi,
che non si annoi mai di leggere le tue espressioni.
Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libero,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.
Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie
che ti porti l’illusione,
il caffè e la poesia.
Frida Kahlo
domenica, luglio 05, 2015
domenica, giugno 21, 2015
1, 2, 1, 2, 3, 4
(whistle)
Shed a tear 'cause I'm missin' you
I'm still alright to smile
Girl, I think about you every day now
Was a time when I wasn't sure
But you set my mind at ease
There is no doubt
You're in my heart now
(whistle)
Shed a tear 'cause I'm missin' you
I'm still alright to smile
Girl, I think about you every day now
Was a time when I wasn't sure
But you set my mind at ease
There is no doubt
You're in my heart now
Said, woman, take it slow
It'll work itself out fine
All we need is just a little patience
Said, sugar, make it slow
And we come together fine
All we need is just a little patience
(patience)
Mm, yeah
It'll work itself out fine
All we need is just a little patience
Said, sugar, make it slow
And we come together fine
All we need is just a little patience
(patience)
Mm, yeah
I sit here on the stairs
'Cause I'd rather be alone
If I can't have you right now
I'll wait, dear
Sometimes I get so tense
But I can't speed up the time
But you know, love
There's one more thing to consider
'Cause I'd rather be alone
If I can't have you right now
I'll wait, dear
Sometimes I get so tense
But I can't speed up the time
But you know, love
There's one more thing to consider
Said, woman, take it slow
And things will be just fine
You and I'll just use a little patience
Said, sugar, take the time
'Cause the lights are shining bright
You and I've got what it takes
To make it
We won't fake it,
I'll never break it
'Cause I can't take it
And things will be just fine
You and I'll just use a little patience
Said, sugar, take the time
'Cause the lights are shining bright
You and I've got what it takes
To make it
We won't fake it,
I'll never break it
'Cause I can't take it
(whistle)
...little patience, mm yeah, mm yeah
Need a little patience, yeah
Just a little patience, yeah
Some more patience, yeah
Need some patience, yeah
Could use some patience, yeah
Gotta have some patience, yeah
All it takes is patience
Just a little patience
Is all you need
...little patience, mm yeah, mm yeah
Need a little patience, yeah
Just a little patience, yeah
Some more patience, yeah
Need some patience, yeah
Could use some patience, yeah
Gotta have some patience, yeah
All it takes is patience
Just a little patience
Is all you need
I BEEN WALKIN' THE STREETS AT NIGHT
JUST TRYIN' TO GET IT RIGHT
HARD TO SEE WITH SO MANY AROUND
YOU KNOW I DON'T LIKE
BEING STUCK IN THE CROWD
AND THE STREETS DON'T CHANGE
BUT BABY THE NAME
I AIN'T GOT TIME FOR THE GAME
'CAUSE I NEED YOU
YEAH, YEAH, BUT I NEED YOU
OO, I NEED YOU
WHOA, I NEED YOU
OO, ALL THIS TIME
JUST TRYIN' TO GET IT RIGHT
HARD TO SEE WITH SO MANY AROUND
YOU KNOW I DON'T LIKE
BEING STUCK IN THE CROWD
AND THE STREETS DON'T CHANGE
BUT BABY THE NAME
I AIN'T GOT TIME FOR THE GAME
'CAUSE I NEED YOU
YEAH, YEAH, BUT I NEED YOU
OO, I NEED YOU
WHOA, I NEED YOU
OO, ALL THIS TIME
sabato, giugno 20, 2015
lunedì, giugno 15, 2015
lunedì, giugno 08, 2015
Senza amore non siamo niente.
Senza avere qualcuno a cui rivolgere un pensiero la mattina, a cui riportare un regalo rientrando da una tournée, a cui dedicare la buonanotte senza stancarsi di farlo, senza regalarsi un posto dove essere sempre al sicuro.
Senza questo si è un po' meno vivi.
Se una donna esce dalla mia ispirazione, esce anche dalla mia vita.
[Anonimo]
[Anonimo]
lunedì, giugno 01, 2015
Condividere.
Non post su Facebook, né foto su Instagram.
Condividere, intendo.
"Dividere" la tua vita "con" qualcuno.
Cose che ti capitano. Pensieri. Gioie. Dolori.
Tentativi, non importa se vincenti o falliti.
Per ridere, quando si può; o per piangere, quando capita di non resistere.
Condividere con le persone giuste.
Con quelle che meritano.
Con quelle che ami.
Non post su Facebook, né foto su Instagram.
Condividere, intendo.
"Dividere" la tua vita "con" qualcuno.
Cose che ti capitano. Pensieri. Gioie. Dolori.
Tentativi, non importa se vincenti o falliti.
Per ridere, quando si può; o per piangere, quando capita di non resistere.
Condividere con le persone giuste.
Con quelle che meritano.
Con quelle che ami.
martedì, maggio 19, 2015
lunedì, maggio 18, 2015
mercoledì, maggio 06, 2015
martedì, aprile 28, 2015
lunedì, aprile 20, 2015
-Voglio solo essere felice, dici che me lo merito?
-Io credo di sì – rispose lui guardandola negli occhi verdi.
-E tu? Che cosa vuoi?
-Io voglio soltanto bere con te il primo caffè del mattino, mi basta questo. Ma dev’essere ogni mattina per il resto della nostra vita. Ti va?
Diego Galdino, Il primo caffè del mattino
-Io credo di sì – rispose lui guardandola negli occhi verdi.
-E tu? Che cosa vuoi?
-Io voglio soltanto bere con te il primo caffè del mattino, mi basta questo. Ma dev’essere ogni mattina per il resto della nostra vita. Ti va?
Diego Galdino, Il primo caffè del mattino
lunedì, marzo 02, 2015
Starsailor - Four to the floor
domenica, febbraio 15, 2015
Cosa aspetti?
In media, nella tua vita, festeggerai il tuo compleanno con 17 milioni di persone.
Durante gli anni della scuola avrai una media di 17 amici, che diventeranno 2 quando arriverai a 40 anni.
Riderai circa 18 volte al giorno, e camminerai l'equivalente di 3 volte la circonferenza della Terra.
Mangerai 30 tonnellate di cibo, berrai oltre 9000 tazze di caffè.
In media, passerai 10 anni al lavoro, 20 anni dormendo, 3 anni seduto al bagno.
7 mesi imbottigliato nel traffico, 2 mesi in attesa al telefono e 12 anni davanti alla TV.
Ti rimane da vivere circa un quinto della tua vita...
Cosa aspetti?
Durante gli anni della scuola avrai una media di 17 amici, che diventeranno 2 quando arriverai a 40 anni.
Riderai circa 18 volte al giorno, e camminerai l'equivalente di 3 volte la circonferenza della Terra.
Mangerai 30 tonnellate di cibo, berrai oltre 9000 tazze di caffè.
In media, passerai 10 anni al lavoro, 20 anni dormendo, 3 anni seduto al bagno.
7 mesi imbottigliato nel traffico, 2 mesi in attesa al telefono e 12 anni davanti alla TV.
Ti rimane da vivere circa un quinto della tua vita...
Cosa aspetti?
lunedì, gennaio 26, 2015
03:57
Un breve scambio di messaggi e decisero di vedersi.
Si incontrarono al solito bar.
Come sempre, lei tardò di qualche minuto.
Lui sapeva che l'avrebbe attesa, era una garanzia.
Le donne si fanno attendere.
[...]
Si salutarono. Ciao-ciao, un paio di battute, entrarono nel locale.
Accomodati al tavolino, dopo uno scambio di "come stai?" buttati lì, ordinarono la consumazione. E quel momento sancì l'inizio della chiacchierata, quella vera.
Lei era bella come il sole, lui imbarazzato tanto per cambiare. Non avrebbe voluto perderla. La sincerità che aveva usato nel raccontarle gli ultimi mesi di vita l'aveva lasciato in qualche modo disarmato.
[...]
Sta di fatto che si spiegarono, si raccontarono i perché e i percome delle azioni e delle reazioni che avevano avuto. Questioni di tempistiche, di modi di fare, di posizioni, di coraggio mancato, dell'aver saltato i giochi uomo-donna, di rispetto, di messaggi non scritti, frasi non dette, frasi dette troppo, dell'amore, del fare l'amore, del non fare niente; questioni di fiducia, di essersi lanciati tanto, di non essersi lanciati affatto, di non sapere come comportarsi, di comportarsi e basta, di tempo volato, di tempo mancato, di abbracci, di baci, di carezze, di lasciarsi andare; questioni di cosa vuoi dalla vita, di cosa ti trovi nella vita, di come la affronti 'sta vita, di avremmo dovuto conoscerci meglio, di sapersi da sempre, di non sapere nulla, di sapere poco, di sapere troppo.
[...]
Si guardavano.
E pure quando erano in silenzio, vicini, si parlavano.
Addirittura forse si capivano di più.
Tanto che a lei, ad un certo punto, scappò la verità.
"Ma perché discutiamo?"
"Che ne so perché discutiamo? Vorrei sentirti, saperti accanto, dividere quel pezzo di vita insieme che era pronta all'uso e che stiamo cestinando", pensò lui. Ma due ore dopo.
[...]
Per quanto possibile, alla fine si chiarirono.
Tornando al punto di partenza, come in uno strano gioco dell'oca.
La situazione doveva evidentemente apparire ridicola agli occhi degli altri attorno che li guardavano come a dire "ma cosa state aspettando?", e non era la prima volta. Loro se ne accorgevano puntualmente.
[...]
Pagarono il conto, uscirono e raggiunsero l'auto di lei.
Si abbracciarono.
Una volta, poi un'altra ancora.
Si baciarono.
[...]
"Allora ciao..."
"Ciao..."
Lei entrò in macchina.
Lui la salutò ancora, poi non si voltò dietro.
Montò sulla sua auto e iniziò a girare senza una mèta.
Le scrisse.
"Grazie"
"Grazie a te...", la risposta.
Erano entrati l'uno nella vita dell'altro, dopo tutto.
---
G
Si incontrarono al solito bar.
Come sempre, lei tardò di qualche minuto.
Lui sapeva che l'avrebbe attesa, era una garanzia.
Le donne si fanno attendere.
[...]
Si salutarono. Ciao-ciao, un paio di battute, entrarono nel locale.
Accomodati al tavolino, dopo uno scambio di "come stai?" buttati lì, ordinarono la consumazione. E quel momento sancì l'inizio della chiacchierata, quella vera.
Lei era bella come il sole, lui imbarazzato tanto per cambiare. Non avrebbe voluto perderla. La sincerità che aveva usato nel raccontarle gli ultimi mesi di vita l'aveva lasciato in qualche modo disarmato.
[...]
Sta di fatto che si spiegarono, si raccontarono i perché e i percome delle azioni e delle reazioni che avevano avuto. Questioni di tempistiche, di modi di fare, di posizioni, di coraggio mancato, dell'aver saltato i giochi uomo-donna, di rispetto, di messaggi non scritti, frasi non dette, frasi dette troppo, dell'amore, del fare l'amore, del non fare niente; questioni di fiducia, di essersi lanciati tanto, di non essersi lanciati affatto, di non sapere come comportarsi, di comportarsi e basta, di tempo volato, di tempo mancato, di abbracci, di baci, di carezze, di lasciarsi andare; questioni di cosa vuoi dalla vita, di cosa ti trovi nella vita, di come la affronti 'sta vita, di avremmo dovuto conoscerci meglio, di sapersi da sempre, di non sapere nulla, di sapere poco, di sapere troppo.
[...]
Si guardavano.
E pure quando erano in silenzio, vicini, si parlavano.
Addirittura forse si capivano di più.
Tanto che a lei, ad un certo punto, scappò la verità.
"Ma perché discutiamo?"
"Che ne so perché discutiamo? Vorrei sentirti, saperti accanto, dividere quel pezzo di vita insieme che era pronta all'uso e che stiamo cestinando", pensò lui. Ma due ore dopo.
[...]
Per quanto possibile, alla fine si chiarirono.
Tornando al punto di partenza, come in uno strano gioco dell'oca.
La situazione doveva evidentemente apparire ridicola agli occhi degli altri attorno che li guardavano come a dire "ma cosa state aspettando?", e non era la prima volta. Loro se ne accorgevano puntualmente.
[...]
Pagarono il conto, uscirono e raggiunsero l'auto di lei.
Si abbracciarono.
Una volta, poi un'altra ancora.
Si baciarono.
[...]
"Allora ciao..."
"Ciao..."
Lei entrò in macchina.
Lui la salutò ancora, poi non si voltò dietro.
Montò sulla sua auto e iniziò a girare senza una mèta.
Le scrisse.
"Grazie"
"Grazie a te...", la risposta.
Erano entrati l'uno nella vita dell'altro, dopo tutto.
---
G
lunedì, gennaio 19, 2015
mercoledì, gennaio 14, 2015
Nessuna certezza
È come se
Ogni parola che
parla d'amore
Diventi musica
Vorrei uscire stanotte
Dimenticare il tuo nome
Manda via
la solitudine
Ogni parola che
parla d'amore
Diventi musica
Vorrei uscire stanotte
Dimenticare il tuo nome
Manda via
la solitudine
domenica, gennaio 11, 2015
La semplicità
Ma quando è successo? Quando, precisamente, si è consumata la spaccatura insanabile? Non possiamo continuare a far finta di niente e a non domandarcelo. Perché è successa una cosa enorme e dolorosa. Perché, quando riguardo quelle sette foto di mia madre, provo una nostalgia così mostruosa che vorrei morire di morte naturale lì lì senza troppi grilli per la testa? Vedo quelle sette foto dove io non ci sono. Non è una nostalgia prevedibile, diciamolo subito. Non è mancanza d'affetto di una madre che non esiste più. Non sono le recriminazioni sentimentali di un figlio a parlare. Non è questo. È altro. È il contenuto di quelle foto che mi sconvolge i sensi. Che sconvolge anche i sensi vostri perché anche voi ce le avete quelle foto, uguali sebbene diverse. Io, per quanto riguarda me stesso, lo so cos'è. Lo so cosa mi fa piangere sempre, ininterrottamente, anche mentre vado a comprarmi le sigarette o fingo di ridere alle battute di un amico. Lo so. È che in quelle foto alberga una cosa che poi a noi non è più appartenuta. La semplicità. In quelle cazzo di foto c'è, in tutto e per tutto, un concetto di vita semplice che a noi è sfuggito totalmente. Rendendoci l'esistenza un groviglio artificioso così scadente, ma così scadente.
C'è, nelle foto delle nostre madri, il piacere genuino e purificato della vita. Un godimento continuo quando le cose stanno così. Tutta la semplicità che rende la vita accettabile. Accettabile, un sinonimo di felicità. Perché semplice non vuol dire elementare. Eh no cazzo, non confondiamo concetti simili ma diversi anni luce tra loro. È come se tutto ad un tratto, come in un complotto silenzioso ordito da noi stessi, ci fossimo messi a pensare che semplice volesse dire banale. Frantumando, in pochi istanti, uno stile di vita decente e vincente.
Che danni inenarrabili siamo stati in grado di eseguire.
Da "Hanno tutti ragione", di P. Sorrentino
martedì, gennaio 06, 2015
domenica, gennaio 04, 2015
Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati.
L'amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l'uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. […] ma l'amore ripaga quest'attenzione meravigliosamente.
Zygmunt Bauman
L'amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l'uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. […] ma l'amore ripaga quest'attenzione meravigliosamente.
Zygmunt Bauman
lunedì, dicembre 29, 2014
sabato, dicembre 20, 2014
giovedì, dicembre 18, 2014
mercoledì, dicembre 17, 2014
Vorrei dire:
Dal momento che la chimica ha fatto il suo,
Dato che ci siamo contagiati e siamo infetti l'una dell'altro,
E gli abbracci, i sorrisi, gli imbarazzi e tutte le cose non dette,
E pure quelle dette, ché comunque ci sono e ci saranno, vivaddio
Dico:
Considerato tutto ciò,
Ma viverci e basta?
---
G
Dal momento che la chimica ha fatto il suo,
Dato che ci siamo contagiati e siamo infetti l'una dell'altro,
E gli abbracci, i sorrisi, gli imbarazzi e tutte le cose non dette,
E pure quelle dette, ché comunque ci sono e ci saranno, vivaddio
Dico:
Considerato tutto ciò,
Ma viverci e basta?
---
G
lunedì, dicembre 15, 2014
Unica
Si dice che ci vuole molto per conquistare la fiducia di qualcuno, e poi un attimo per perderla.
Non solo questo è vero, ma lo è a livelli diversi; così che quando pensavi di saperlo già lo devi imparare di nuovo.
Tu
Sei
In un gesto,
In uno sguardo,
Nel suono della tua voce,
Nelle curve dolci del tuo corpo.
Nelle paure,
La voglia di spensieratezza.
Nei pensieri più nascosti,
L'andare e venire, come le onde del mare.
Così
Solo tu
---
G
Non solo questo è vero, ma lo è a livelli diversi; così che quando pensavi di saperlo già lo devi imparare di nuovo.
Tu
Sei
In un gesto,
In uno sguardo,
Nel suono della tua voce,
Nelle curve dolci del tuo corpo.
Nelle paure,
La voglia di spensieratezza.
Nei pensieri più nascosti,
L'andare e venire, come le onde del mare.
Così
Solo tu
---
G
giovedì, dicembre 11, 2014
martedì, dicembre 09, 2014
giovedì, dicembre 04, 2014
Scrivere
Questa frase contiene cinque parole.
Ed ecco altre cinque parole. Frasi così vanno bene, eh. Ma troppe insieme diventano monotone. Fa' attenzione a cosa succede. La scrittura così è noiosa. Queste parole sembrano un ronzio. Quasi come un disco rotto. L'orecchio ha bisogno di varietà.
Adesso ascolta.
Cambiando la lunghezza delle frasi, creo... Musica. Sì, musica! La scrittura è come un canto. Essa può avere un ritmo piacevole, come una cadenza, un'armonia. E sto utilizzando frasi di media lunghezza.
Altre volte poi, quando sarò certo che il lettore è riposato, potrò impegnarlo in una frase di lunghezza considerevole, una frase che s'infiamma energica e che monta con l'impeto di un crescendo, di un rullo di tamburi, del fragore dei piatti - una frase che lasci intendere: ascoltami, ciò che dico è importante!
Gary Provost
Ed ecco altre cinque parole. Frasi così vanno bene, eh. Ma troppe insieme diventano monotone. Fa' attenzione a cosa succede. La scrittura così è noiosa. Queste parole sembrano un ronzio. Quasi come un disco rotto. L'orecchio ha bisogno di varietà.
Adesso ascolta.
Cambiando la lunghezza delle frasi, creo... Musica. Sì, musica! La scrittura è come un canto. Essa può avere un ritmo piacevole, come una cadenza, un'armonia. E sto utilizzando frasi di media lunghezza.
Altre volte poi, quando sarò certo che il lettore è riposato, potrò impegnarlo in una frase di lunghezza considerevole, una frase che s'infiamma energica e che monta con l'impeto di un crescendo, di un rullo di tamburi, del fragore dei piatti - una frase che lasci intendere: ascoltami, ciò che dico è importante!
Gary Provost
martedì, dicembre 02, 2014
Ti sento
Il volersi bene si costruisce. Ma l’amore quello vero, no.
L’amore lo senti immediato, non ha tempo.
É dire “ti sento”.
Un contatto di pelle, un abbraccio, un bacio.
Mantenersi, il mio verbo preferito, tenersi per mano.
Ti può bastare per la vita intera, un attimo, un incontro.
Rinunciarvi è folle, sempre e comunque.
Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi
L’amore lo senti immediato, non ha tempo.
É dire “ti sento”.
Un contatto di pelle, un abbraccio, un bacio.
Mantenersi, il mio verbo preferito, tenersi per mano.
Ti può bastare per la vita intera, un attimo, un incontro.
Rinunciarvi è folle, sempre e comunque.
Erri De Luca, I pesci non chiudono gli occhi
giovedì, novembre 27, 2014
mercoledì, novembre 26, 2014
lunedì, novembre 24, 2014
Nulla è sicuro, ma scrivi
Traducendo Brecht
Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.
[Franco Fortini]
Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.
[Franco Fortini]
sabato, novembre 22, 2014
A te che ostinatamente non dai retta al tuo cuore, sei testarda, orgogliosa e pensi di risolvere con gli artifici della mente il tuo bisogno d'amore.
[...]
L'amore vive delle leggi della vita, nella gioia e nel dolore: chi tenta di mettersi al riparo verrà prima o poi stanato dal suo bunker esistenziale e condannato a vivere una vita sicura sì, ma nell'infelicità e nel rimpianto.
P. Tartaglia
[...]
L'amore vive delle leggi della vita, nella gioia e nel dolore: chi tenta di mettersi al riparo verrà prima o poi stanato dal suo bunker esistenziale e condannato a vivere una vita sicura sì, ma nell'infelicità e nel rimpianto.
P. Tartaglia
giovedì, novembre 20, 2014
giovedì, novembre 06, 2014
mercoledì, novembre 05, 2014
martedì, novembre 04, 2014
domenica, novembre 02, 2014
Afterhours - Ci sono molti modi
lo so che il mio amore è una patologia
vorrei che mi uccidesse ora
giovedì, ottobre 30, 2014
martedì, ottobre 28, 2014
domenica, ottobre 26, 2014
venerdì, ottobre 24, 2014
Nel mondo di Alice
mercoledì, ottobre 22, 2014
Protocollo 882
Repost di Gianni Solla
Protocollo 882
Ho mandato il mio curriculum al tuo cuore,
mi ha detto: si metta in fila,
mi ha detto: molti hanno lasciato questo lavoro,
mi ha detto: non abbiamo l’assicurazione per i danni,
mi ha detto: il contratto verrà rinnovato ogni mattina.
qui il link originale
Protocollo 882
Ho mandato il mio curriculum al tuo cuore,
mi ha detto: si metta in fila,
mi ha detto: molti hanno lasciato questo lavoro,
mi ha detto: non abbiamo l’assicurazione per i danni,
mi ha detto: il contratto verrà rinnovato ogni mattina.
qui il link originale
giovedì, ottobre 16, 2014
Verresti?
Resisteresti poco, al freddo senza l’afa estiva ma sarebbe un’esperienza diversa, no?
Poi ti riporterei indietro, come è giusto che sia.
Ma per un po’ ti porterei con me.
Ti racconterei le cose che non avrò il tempo di finire di dirti.
Solo per quello, per trovare il modo che duri di più.
Ti farei guardare il mare freddo, così apprezzeresti il tuo.
Ti farei una foto e la lascerei nel cassetto per le volte che avrò voglia di guardarti con i capelli scompigliati e il sorriso accennato.
Mangeremo e dormiremo poco perché non ci sarebbe il tempo; tutto quello che vorresti cercherei di dartelo.
Ti farei esprimere un desiderio e lo esaudirei. Solo uno, perché tre non sarei capace.
Ti farei almeno un paio di domande scomode, perché così ti fideresti di me; perché così, se ti telefonassi almeno una volta, sussulteresti un pochino e quando deciderai di andare via, ci sarà almeno una volta in cui vorrai tornare.
Vorrei che ti fossi innamorata di me, per chiedermi di restare. Ma forse tu impieghi tanto per innamorarti e allora è per questo che vorrei portarti con me: per farti innamorare.
Verresti?
Poi ti riporterei indietro, come è giusto che sia.
Ma per un po’ ti porterei con me.
Ti racconterei le cose che non avrò il tempo di finire di dirti.
Solo per quello, per trovare il modo che duri di più.
Ti farei guardare il mare freddo, così apprezzeresti il tuo.
Ti farei una foto e la lascerei nel cassetto per le volte che avrò voglia di guardarti con i capelli scompigliati e il sorriso accennato.
Mangeremo e dormiremo poco perché non ci sarebbe il tempo; tutto quello che vorresti cercherei di dartelo.
Ti farei esprimere un desiderio e lo esaudirei. Solo uno, perché tre non sarei capace.
Ti farei almeno un paio di domande scomode, perché così ti fideresti di me; perché così, se ti telefonassi almeno una volta, sussulteresti un pochino e quando deciderai di andare via, ci sarà almeno una volta in cui vorrai tornare.
Vorrei che ti fossi innamorata di me, per chiedermi di restare. Ma forse tu impieghi tanto per innamorarti e allora è per questo che vorrei portarti con me: per farti innamorare.
Verresti?
lunedì, ottobre 13, 2014
mercoledì, agosto 27, 2014
venerdì, agosto 01, 2014
Dreams are made of this
Una telefonata, noi che parliamo, voglia di vederci, tuo nipote con me, fiducia inaspettata, gioia, decidere come fare, volersi, volere un figlio.
Un sogno, poi la sveglia.
lunedì, maggio 26, 2014
venerdì, maggio 09, 2014
martedì, aprile 15, 2014
domenica, febbraio 09, 2014
venerdì, febbraio 07, 2014
venerdì, dicembre 20, 2013
martedì, ottobre 08, 2013
mercoledì, agosto 21, 2013
venerdì, agosto 09, 2013
giovedì, luglio 11, 2013
lunedì, aprile 15, 2013
mercoledì, gennaio 30, 2013
sabato, gennaio 05, 2013
Vivi
Cosa vuoi di più, entravamo
In quella casa senza tende,
senza niente dentro
E al centro su una sedia
Sopra il mondo ci amavamo
In un abbraccio sospirato come un ballo lento
E con le labbra morse e pallide c'inseguivamo
l'ultima nostra faccia
Vivi eravamo
Come aria semplice
Vivi eravamo
Come fuoco giovane
a cuore nudo
Vivi eravamo
Come acqua umile
Vivi come terra
fertile
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