mercoledì, settembre 02, 2015

Nella postmodernità siamo collezionisti di emozioni in una società liquida

Le emozioni passano, i sentimenti vanno coltivati”, parola di Zygmunt Bauman, studioso della Cultura, intesa come sistema concettuale con cui cerchiamo di darci risposte sullo stare al mondo. Sessoamore ed erotismo rientrano a pieno titolo in questo contesto, e inevitabilmente cambiano nelle diverse epoche storiche. In Gli usi postmoderni del sesso, il sociologo racconta la definitiva emancipazione, negli anni recenti, dell’erotismo – o meglio, la fenomenologia del desiderio – dal sesso, come impulso animale, e anche dall’amore, che è la sua dimensione culturale. Se c’è una caratteristica costante della Cultura, afferma Bauman, è quella di produrre “marchingegni umani destinati a rendere immune la durata delle forme sociali dalla transitorietà e dall’innata deperibilità delle vite umane individuali”. Insomma, generare il durevole dal transitorio.

Ed il sesso non sfugge a questo destino: anzi, diremmo che esso consente di trascendere la mortalità individuale, garantendo l’immortalità della specie. Rispetto a questo, l’amore è “la sovrastruttura emotiva e intellettuale” che capitalizza il sesso. Un’opportunità universale che ci illude, per un attimo, di scarcerarci dalle nostre catene mortali. “L’amore per un altro essere mortale è uno dei principali tentativi culturali di raggiungere l’immortalità; è, potremmo dire, uno specchio spirituale che riflette l’eternità biologica creata dal sesso. Come il sesso, l’amore è una fonte di ansia incurabile, anche se forse ancor più profonda in quanto impregnata di premonizioni di disfatta”.

Nato in Polonia nel 1925 da una famiglia di origini ebree, Zygmunt Bauman è costretto ad emigrare dal suo paese in seguito all’avvento nazista. Tornato in patria al termine del secondo conflitto mondiale, si laurea in sociologia a Varsavia e perfeziona i suoi studi alla London School of Economics. Insegna per un certo periodo all’Università di Tel Aviv e in seguito a Leeds. Le ricerche di Bauman si basano su un’indagine della modernità, sulle sue peculiarità e contraddizioni,grazie alla quale si è guadagnato a pieno titolo un posto tra i maestri del pensiero contemporaneo.
Nel suo saggio, lo studioso polacco teorizza la dimensione liquida della modernità. Secondo Bauman, la condizione di aver mollato i più saldi ormeggi della modernità, spinge noi postmoderni ad essere come barche che oscillano in ogni tempesta. Eppure, ogni barca “assimila e rilascia” qualcosa dalle altre. Perché? Perché l’uomo diventa uomo per imitazione, per dirla con  J. R. Moehringer, e il processo d’identificazione mette in evidenza il fatto che agiamo tramite un processo pratico e costante, senza fine.

Torna in mente il filosofo esistenzialista Jean Paul Sartre, che esortava gli uomini a organizzare le proprie vite, costruendo da soli il proprio “disegno di vita”, la propria identità: l'uomo non è altro che ciò che si fa. Ma cosa c’entra quindi l’identità, l’identificazione con l’amore?
Per qualunque forma di vita, l’appartenenza – ad una classe sociale, ad un modello culturale – fornisce un “regolamento di comportamento” che si registra inconsciamente nella memoria collettiva. Le norme scritte in questo “regolamento”, naturalmente, cambiano costantemente di giorno in giorno, con l’andare del tempo. La contemporaneità è diversa dal passato. Per questo, il processo di identificazione e, soprattutto quello che Bauman chiama di riidentificazione, abbraccia il concetto di “liquidità”. Per quale ragione liquidità? Basta pensare alle caratteristiche dei liquidi, che si distinguono per una caratteristica fondamentale: non conservano la stessa forma per troppo tempo, ma hanno la tendenza a cambiare di continuo. Cambiano in base alle circostanze, e l’impatto è imprevedibile. I grandi mutamenti degli ultimi cento anni erano imprevisti e inattesi. Il collasso del sistema dei crediti, per esempio, non era previsto. Ci confrontiamo con un costante senso di “inconsapevolezza”, non solo perché i grandi eventi sono imprevedibili, ma perché la nostra stessa vita quotidiana non può essere facilmente prevista. Oggi più che mai.

Pensate, alla continua possibilità di perdere il lavoro, o di essere costretti a cambiare vita e paese per lavorare. La precarietà del lavoro, presupposto basilare di una vita dignitosa, si fonde con la precarietà dei sentimenti. Certo, questa precarietà ed adattabilità a cui siamo esposti e costretti, esalta per certi versi la libertà di scelta. Questa, però, ci condiziona in tutto e per tutto. La caratteristica prorompente della nostra epoca è che siamo facilmente “disconnessi” dalla forma di vincolo, poiché manca il vincolo economico dal quale traiamo sostenimento. Le persone decidono di formare una coppia o un rapporto perché si aspettano delle gratificazioni da questa condizione (fondamentalmente frustante), ma nessun altro impegno è implicato in questa scelta. È un “lusso” di cui i nostri predecessori non hanno mai potuto godere. Bauman spiega, però, che i “rapporti senza impegno”producono una frangente di forte ansia, dovuta alla costante incertezza. Oltre a questa incertezza, c’è un altro flagello: la sensazione di impotenza.

Se anche potessimo prevedere quello che succederà, saremmo incapaci di agire per contrastare questa evoluzione. Questa è la logica per cui la contrattazione dell’identità, oggi, è un processo senza fine. Soprattutto sui social network, dove diventiamo tutti collezionisti di emozioni, di sensazioni… e di altre identità. La fiera della vanità è l’accompagnatrice per eccellenza, complice che interferisce a indebolire i rapporti umani attraverso l’esasperazione emotiva di questi anni (Gli usi postmoderni del sesso, Il Mulino, Z.Bauman). In questo saggio, il sociologo polacco parla di sesso, erotismo e amore: questi tre costituenti dovrebbero essere congiunti, ma nella postmodernità, si contendono lo stesso suolo, entrando in conflitto l’uno con l’altro. La liberazione dell’erotismo dal sesso, per esempio, da una parte ha incrementatole “occasioni”. Dall’altra, è una “libertà che rende euforici per la sua ampiezza, ma che causa anche un’incertezza e un’ansia estreme. Nessuna soluzione autorevole cui conformarsi, tutto da negoziare di nuovo e appositamente”. La stabilità di coppia, fino a qualche generazione fa, era la norma.
Oggi, invece, il costante bisogno di amare ed essere amati, ricevere appagamento, senza essere mai stati soddisfatti abbastanza, ci rende liquidi: cioè,divisi eternamente tra il desiderio di emozioni e l’ansia del legame. Eppure, come dice la famosa locuzione latina Faberest suae quisque fortunae, cioè “ciascuno è artefice della propria sorte”. Ma è normale che, in tempi difficili e di “crisi”, le scelte apparentemente meno impegnative sono più semplici rispetto a quelle che richiedono sforzo e sacrificio. Come disse Bauman in un’intervista “L'amore non è un oggetto preconfezionato e pronto per l'uso. È affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere ri-generato, ri-creato e resuscitato ogni giorno. […] ma l'amore ripaga quest'attenzione meravigliosamente.”

L’homo consumericus – cioè l’uomo consumistico moderno – è trascinato quotidianamente dentro un vortice inarrestabile, come un tossicomane di emozioni sempre “nuove”: novità che,in una società di consumatori, è stata elevata al più alto grado della scala dei valori e considerata come la chiave della felicità. Anche per questo tendiamo a non sopportare le “abitudini”, la routine, perché fin da bambini siamo abituati a desiderare l’ultimo modello di giocattolo/oggetto tecnologico che è di moda, ad usare oggetti usa e getta, da rimpiazzare velocemente…e che tutti hanno. Non conosciamo più la “gioia” delle cose durature, conseguenza dello sforzo e di sacrificio. Anche nelle relazioni di coppia è così: la prospettiva dell'invecchiare assieme allo stesso partner, viene identificata con una riduzione delle possibilità di scelta e con l'assenza di "novità". Invece, l’Amore ha bisogno sempre di “olio di gomito”, un impegno che necessita di tempo ed energia… e, soprattutto, nessun Amore è quasi mai esente da sofferenze e problemi. Ma, forse, la felicità si trova proprio nello sforzo comune per superarli. Bauman afferma che la nostra dedizione all’appagamento (momentanea) e senza legami è il prodotto del mercato, che ha saputo capitalizzare la nostra inclinazione a vivere in questa ri-identificazione societaria postmoderna. In questo contesto, salta all’occhio un evento sintomatico recente, cioè il assaggio dall’idea di comunità all’idea di network.
I legami umani sono stati sostituiti dalle "connessioni", a discapito dei primi. Come mai? Facile! I legami richiedono impegno,"connettere" e "disconnettere" è un gioco da ragazzi! Su Facebook, il social network per eccellenza, dove oggigiorno si esibisce con tanta semplicità l’erotismo emotivo – da non confondersi con il “corteggiamento”, si possono conquistare e avere centinaia di amici…con un click! Invece, costruire delle amicizie nel mondo reale è più complicato.
Insomma, si “guadagna” in termini di facilità – confusa da molti per libertà – ma si perde in autenticità e affidamento.
A voi la scelta responsabile di cosa fare della vostra vita... e del vostro cuore.

Annacarla Tredici - Articolo pubblicato sulla rivista @PinkLifeMagazine