lunedì, ottobre 04, 2010

La mia vita è come un treno. Una vecchia, maestosa, sbuffante locomotiva a vapore.

È come un treno, però senza destinazione, e capace solo di andare avanti.

Nel viaggio, tante stazioni. Alcune lontane, altre vicinissime. Alcune in pianura, facili da raggiungere, e altre in montagna, sotto la neve o nella bufera. Alcune carine, altre di quelle che non ti fermeresti neanche un secondo. E poche, pochissime, sono quelle che non lasceresti mai. Ma devi.

Nel convoglio ci sono diverse carrozze. E su quelle carrozze c'è o ci è passata tutta la gente che conosco. In fondo il vagone "lavoro"', poi quello "conoscenti", e subito dopo i "parenti". Più avanti, più piccolo, quello degli "amici". Capita spesso che le persone si trasferiscano da un vagone all'altro. Di solito c'è più movimento nel fondo, c'è molto meno controllo. Attaccato alla locomotiva ce n'è uno minuscolo, con mamma, papà e Davide.

Io sto alla guida, a spalare carbone per la caldaia.

Accanto a me, adesso c'è un posto vuoto.

È quello dell'altro macchinista. È un posto importante, certamente. Un posto dedicato a chi aveva deciso di comune accordo di saltare sullo stesso binario, con la propria locomotiva, i propri vagoni, i propri passeggeri; e unire il tutto, per vedere di raggiungere mete comuni, migliorare il percorso e sforzarsi di meno. O più semplicemente aiutarsi, tenerle in corsa quelle due locomotive, lucidarle per bene. Amarsi.

È un guaio, non puoi pensare che qualsiasi locomotiva possa andare bene. C'è quella più veloce, quella più bella, quella sgangherata, quella che non riesce a tenere il passo... Non è che dalla mattina alla sera ti ritrovi il modello compatibile con la tua. Quando e se ti capita ringrazi il cielo. Ogni tanto sferragliano, gli dai pressione, calore, e si risistemano.

Anche se non ti aspetti che al primo strattone si scassi il gancio, in verità.

Continuo a spalare carbone.