lunedì, novembre 28, 2005

"Inebriante e ingannevole labirinto quello della notte.
Gioco di pensieri, specchio della coscienza, luogo dello smascheramento dei nostri segreti, la notte sembra essere l’unica ‘isola’ non ancora del tutto contaminata. Il giorno ci travolge nel vortice del suo frastuono, nel suo ritmo frenetico, all’interno del quale noi corriamo, senza sapere esattamente verso cosa.

La notte mi fa pensare al mistero dell’alcova cosmologica in cui siamo; mi fa pensare all’universale ‘esistente’ in cui siamo avvolti; mi fa pensare.

Nella notte c’è anche tutto quel che non siamo o che non riusciamo ad essere. Nella notte c’è quel che non riusciamo a vedere... La notte può essere silenzio, e l’idea del silenzio ci riporta alla parola. La notte è il momento della parola nel silenzio dell’anima.

Ma la notte è anche il vuoto, la voragine infinita sulla quale siamo sospesi. Il tempo si arresta, le nostre difese si abbandonano, la nostra umanità viene fuori nella sua paradossale primitività. La notte allora prende le sembianze del mare, scuro, quieto, in cui i riflessi lunari timidamente rischiarano quella fitta oscurità, annunciando al buio la complementarietà della luce.

Si adagiano le idee, si placano i fervori, prendono vita i bagliori della mente e la notte apre le porte all’onirico reame..."