domenica, aprile 29, 2018

[...]

ma io corro da solo
e da solo faccio,
mi faccio in quattro.

Il viaggio ha avuto inizio
un giovedì
di metà pomeriggio
quando bambino
la controra mi ha passato il testimone
dicendomi che mentre il mondo dorme
è il momento
di stare svegli e correre.

E io corro,
mentre il vento mi pettina.

vcc

giovedì, dicembre 14, 2017

Che cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di correre dei rischi?
Vincent Van Gogh

domenica, agosto 27, 2017

Che tu sia un falegname o un medico, non importa:
prima di fare qualsiasi cosa ragiona come se non avessi soldi né cibo né acqua.

domenica, febbraio 05, 2017

Quando dentro hai un mondo,
una massa enorme di emozioni che provi,
tante, differenti e spesso incoerenti,
che vorresti esplodessero per liberarti dal peso che ti porti a letto ogni notte,
ma guardi il foglio, la penna e la tastiera
e l'unica cosa che fai è fissare l'indecisione.

Una lacrima,
un grido
o un sorriso.

giovedì, febbraio 02, 2017



No, non mi sento felice.
Non è facile.

Niente è facile. Che tu sia ricco o povero, affamato o sazio, solo o pieno d'amici, NON È FACILE. Non lo è per nessuno. È una lotta continua tra quello che vorresti essere e quello che sei, dove quello che vorresti essere esce sempre sconfitto.

Quando vinceranno i sogni, quando morirà la realtà.

Lì saremo felici.

giovedì, gennaio 26, 2017

- Ma la malinconia può diventare un vizio?

- La malinconia è uno stato d'animo, e degli stati d'animo non ci si libera, ci si convive.


da Faccia a Faccia con Paolo Sorrentino

giovedì, dicembre 22, 2016

Innamorarsi è raro, ma non difficile.
La vera impresa è conservare quel sogno d'amore anche dopo la sua trasformazione in realtà. Perché se incontrarsi resta una magia, è non perdersi la vera favola.

M. Gramellini

martedì, settembre 20, 2016

Puoi andare anche dall'altra parte del mondo,
ma se non esci da certe stanze della tua mente
abiterai sempre lo stesso luogo.

[Anonimo]

mercoledì, settembre 07, 2016

"Noi non possiamo fare nulla. Il problema non sono le bruciature, ma il fumo che ha respirato. I gas esalati lo hanno bruciato dentro. Se vuole vivere deve farlo lui, deve restare sveglio e lottare".

Quarantadue giorni dopo Niki Lauda è a Monza.

Un titolo mondiale da difendere e riconquistare, l'orgoglio che non ci sta a vedere Carlos Reutemann al suo posto. Ma soprattutto in mente quelle parole, pronunciate mentre lui era lì, sveglio, cosciente, in bilico.

Ma Niki perde sangue, tanto. Le ferite non lo hanno abbandonato; i segni del rogo più famoso della F1 non se ne sono andati e mai se ne andranno. Soffre, urla, rischia. Le sue ferite, vive, rendono terribile anche solo indossare il casco. Sulla griglia il sangue pervade il suo volto, ma Lauda è lì per scacciarle per sempre quelle fiamme, inondandole di coraggio.

Quinto in qualifica, primo delle Ferrari. Regazzoni e Reutemann allibiti.

In gara fatica, ma poi si sblocca, gli automatismi tornano, il piede è sempre lui. Rimonta, conclude quarto, davanti a Reutemann, ingaggiato durante quelle ore convulse nelle quali forse nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla sua vita. Figuriamoci sul ritorno in pista. Ma Lauda ha già cancellato tutto.

"Il cervello di un pilota di Formula 1 è diverso. Non restano tracce di un incidente, neanche se è quasi mortale. La paura, il pericolo, scivolano via appena torni al volante. È un attimo. Le persone normali che non riescono a superare subito il problema se lo portano dietro per il resto della vita tremando al solo pensiero.

Un pilota non trema."

mercoledì, aprile 06, 2016

Quando smetti di arrabbiarti per una cosa
Hai semplicemente appena smesso di amarla